Publifarum n° 28 - Periferie: percezioni, conflitti e rigenerazioni

Tra «Oberstadt» e «Unterstadt» − La suddivisione di spazi sociali urbani nel linguaggio sociologico e giornalistico tedesco

Joachim GERDES



Abstract

Italiano  | Inglese 

Argomento del contributo è la geografia sociale della città tedesca nella sua rappresentazione linguistica da parte della letteratura scientifica sociologica e della stampa di lingua tedesca: partendo dal concetto di Oberstadt/Unterstadt (città alta / bassa), tradizionalmente applicato per denominare zone urbane socialmente contrastanti, si indaga sulle suddivisioni linguistico-sociali negli spazi urbani di lingua tedesca. Obiettivo della ricerca è un resoconto dei mutamenti linguistici e concettuali relativi alla città tedescofona del XXI secolo.

1. Introduzione

A volte succede che una frase o un sintagma di un brano musicale popolare si trasformi in un modo di dire comune, abbandonando il contesto originario che nel corso del tempo non viene più ricordato e sopravvivendo come citazione ormai confluita nel linguaggio quotidiano. Così è successo a una canzone del cantautore Franz Josef Degenhardt (1931-2011), celebre intellettuale di sinistra, poeta e musicista, che soprattutto negli anni '60 e '70 fu una delle voci artistiche più ascoltate in Germania. Il suo più grande successo fu senz'altro la canzone Spiel nicht mit den Schmuddelkindern (1965)1 in cui Degenhardt racconta la storia di un ragazzo che da giovane è affascinato dalla compagnia degli Schmuddelkinder (colloquiale per «bambini sporchi / volgari») e tuttavia intraprende una carriera normale, si arricchisce, rinnega il suo passato e disprezza quelli che un tempo erano degli Schmuddelkinder, categoria che Degenhardt raffigura comunque come umanamente più apprezzabile che non i figli dei borghesi. Il ritornello «Spiel nicht mit den Schmuddelkindern, sing nicht ihre Lieder. Geh doch in die Oberstadt, mach's wie deine Brüder!» (Non giocare con i bambini sporchi, non cantare le loro canzoni. Vai nella città alta, fai come fanno i tuoi fratelli!) è sopravvissuto nella memoria al di fuori della canzone. È da questo sintagma che il concetto di Oberstadt è diventato un luogo comune per designare il paradigma della parte socialmente 'alta', quindi ricca, elegante, distinta, culturalmente elevata di qualsiasi città. Ovviamente il tono ironico che caratterizza la canzone, la voce e l'intonazione di Degenhardt suggeriscono all'ascoltatore che i valori essenziali dell'alta borghesia materialista e capitalista sono discutibili.

Per questa ricerca la contrapposizione Oberstadt / Unterstadt (città 'alta' / 'bassa') funge da spunto per un'analisi linguistica di come vengano rappresentati spazi urbani considerati socialmente 'alti' ovvero 'bassi'. Nella canzone di Degenhardt non viene specificata una città concreta, suddivisa in 'città alta' e 'città bassa', suddivisione che va intesa in senso geografico ma soprattutto sociale. Quindi, per Degenhardt, Oberstadt è un concetto generico, adatto come metafora dello spazio urbano occupato dalla borghesia capitalista. L'espressione potrebbe essere mutuata dalla metropoli svizzera di Zurigo dove non solo esistono una città alta (Oberstadt) e una città bassa (Unterstadt), ma dove questa suddivisione geografica coincide con la suddivisione sociale tra le classi. Infatti, Peyer / Portmann citano la terminologia di Degenhardt, riferendola direttamente ai quartieri urbani di Zurigo:

Nirgends werden soziale Unterschiede so deutlich in Topographie umgesetzt wie in der Stadt. Nehmen Sie Zürich, zum Beispiel: Die wirklich besseren Leute wohnen − immer noch − in der Oberstadt, am Zürichberg, während die andern in der Unterstadt wohnen [...]. Wer immer kann, zieht in die besseren Quartiere. Wo die Distanz nicht topographisch hergestellt werden kann, müssen Symbole, muss die soziale Semiotik der äusseren Attribute und des gesellschaftlichen Auftritts zur sozialen Abgrenzung herhalten. So scheiden sich die Reinlichen, Adretten und sauber Gekämmten von den «Anderen». (PEYER / PORTMANN 1996: 1)2

Scopo di questa ricerca sarà un'analisi linguistica delle raffigurazioni di questi «altri» e dei loro spazi, periferie o ambienti nel linguaggio giornalistico e nella letteratura scientifica sociologica. La riflessione parte dalle denominazioni topografiche di alcune città e dei loro quartieri, che costituiscono spazi socialmente emarginati, nell'area tedescofona. Partendo da questi luoghi geografici si indagherà poi su come questi spazi urbani e le classificazioni dei loro abitanti siano indicati nella terminologia giornalistica e sociologica tedesca.

Argomento della ricerca saranno dunque le trasformazioni linguistiche di una realtà 'indicibile' dal punto di vista politico, perché la politica proclama di volerla eliminare e, non riuscendoci, tende a minimizzarla. Con un'analisi dei termini usati recentemente nei diversi ambiti dalla letteratura sociologica e, al seguito di questa, dalla scrittura giornalistica, si cercherà di svelare le impostazioni ideologiche che si nascondono dietro gli usi linguistici più diffusi. I corpora usati per la ricerca sono per la sociologia scientifica una scelta di articoli e monografie usciti dopo il 2010. Per i testi di stampa sono stati consultati i maggiori corpora di testi giornalisti scritti accessibili liberamente: il corpus di testi di stampa dell'Università di Lipsia (wortschatz.uni-leipzig.de), il corpus di testi di stampa sul sito del Digitales Wörterbuch der deutschen Sprache (dwds.de) e il corpus Cosmas 2 di testi scritti dell'Institut für Deutsche Sprache a Mannheim (cosmas2.ids-mannheim.de). Utilizzando i grandi corpora è stato possibile integrare un'ampia gamma di giornali di lingua tedesca che include sia varie regioni sia orientamenti politici diversi.

2. Suddivisioni sociali nella geografia urbana

La metropoli svizzera di Zurigo potrebbe rappresentare la città modello per uno spazio urbano sia socialmente sia geograficamente suddiviso in zona alta e zona bassa. I quartieri intorno allo Zürichberg (Oberstrass, Fluntern), dove notoriamente dimorano i ceti sociali benestanti, confinano direttamente con i quartieri sorti intorno al letto del fiume Limmat (Unterstrass), zona industriale e operaia. Nella sociogeografia urbana, non a caso in molte città le zone socialmente elevate si trovano sulle alture, in collina o nelle parti più alte del centro storico dove gli abitanti dei ceti 'migliori' godono di aria meno inquinata e di vedute panoramiche. Lo stesso parallelismo tra Oberstadt e Oberschicht (città alta / ceto sociale alto) da una parte e Unterstadt e Unterschicht (città bassa / ceto sociale basso), dall'altra appare in parecchie altre città: per citarne solo alcune, Mainz (Magonza), Mannheim, Stuttgart (Stoccarda) oppure perfino cittadine come Marburg, Velbert o Eupen.

Nel caso di Magonza, la distinzione tra Oberstadt e Unterstadt risulta innanzi tutto giustificata dal punto di vista storico, in quanto il quartiere amministrativo della Oberstadt risale al nucleo del primo insediamento romano dal quale è nata l'odierna Magonza, mentre l'espressione Unterstadt si riferisce meno specificamente alle zone centrali situate in basso lungo il fiume Meno. Tuttavia anche nel caso di Magonza, capoluogo del Land Renania-Palatinato, nel sito ufficiale del comune risulta piuttosto evidente che la Oberstadt viene considerata anche socialmente sede di quartieri elevati:

Jenseits von Gau- und Römertor, Zitadelle und Volkspark ist seit dem 19. Jahrhundert ein attraktives Wohn- und Naherholungsgebiet entstanden. Gründerzeitliche Villen, große Parkanlagen, städtebaulich interessante Siedlungen aus den 1920er Jahren [...] prägen den Charakter und das Erscheinungsbild der Oberstadt.3

Potrebbe sembrare che non solo la posizione geografica, superiore rispetto al resto della città, ma anche la stessa invitante denominazione di Oberstadt contribuisca alla promozione sociale della zona nel corso della storia locale.

Notevole è il caso della città di Mannheim, situata nella regione del Baden, che rappresenta forse l'esempio più caratteristico per la coppia Oberstadt/Unterstadt nel senso della geografia sociologica urbana. Mannheim si colloca interamente sull'esteso bassopiano dell'alto Reno intorno alla confluenza del fiume Neckar, cosicché la differenza tra Unterstadt e Oberstadt è marginale per quello che riguarda l'altezza sopra il livello del mare, anche se la Unterstadt si trova più in basso lungo il corso del fiume Neckar ed è maggiormente esposta al rischio di alluvioni. Molto più significativo si manifesta invece il dislivello nella struttura sociale e nella reputazione tra le due aree. Sul sito di un'associazione che si occupa di amministrare le strutture residenziali nella Unterstadt si legge la sobria affermazione:

Wie damals ist die Unterstadt auch gegenwärtig durch lebhaften Handel und Gewerbe ebenso wie durch die Vielfalt ihrer Bewohner geprägt. Mit einem Migrantenanteil von etwa 55% in der Östlichen und 70% in der Westlichen Unterstadt sind die Unterstadt-Quadrate auch heute noch das Zentrum des migrantischen Lebens in Mannheim. Die Zuwanderung insbesondere aus Bulgarien hat das Quartier im letzten Jahr stark bewegt.4

Da tale brano emerge che oggi la Unterstadt di Mannheim è decisamente contrassegnata dall'immigrazione di lavoratori stranieri giunti durante gli anni Sessanta e Settanta soprattutto dalla Turchia e, in seguito all'allargamento della Comunità Europea, dall'immigrazione comunitaria interna, di provenienza bulgara. Sul sito citato l'alta percentuale di popolazione non autoctona viene interpretata come naturale continuazione storica della tradizione secolare che il centro di Mannheim ha come crocevia di commerci internazionali. Ciononostante è ovvio che l'odierna maggioranza di abitanti di provenienza straniera ha poco da spartire con il carattere commerciale della zona, ma molto con il fatto che il quartiere è diventato negli scorsi decenni meta di immigrazione e insediamento di ceti a basso reddito. In altre fonti di tipo giornalistico-documentario il quartiere è descritto con un linguaggio meno eufemistico. In una relazione del 2000 l'ufficio stampa del comune di Mannheim esprime ad esempio questa presa di posizione a proposito della prostituzione incontrollata nelle strade della Unterstadt:

Die östliche Unterstadt stellt hierbei seit jeher einen der Schwerpunkte dar, wobei sich dort die Ausprägung der Prostitution in den letzten Jahren deutlich verändert hat. Die Frauen, die in der östlichen Unterstadt ihre Dienste anbieten, sind zu ca. 80% drogenabhängig und gehen nur aufgrund ihrer Suchterkrankung anschaffen. [...] Das Erscheinungsbild der Frauen ist i.d.R. vom jahrelangen Drogenmissbrauch deutlich gezeichnet. Darüberhinaus prägen Gewalt und sexuelle Ausbeutung den Alltag der Prostituierten auf dem Straßenstrich.5

Queste citazioni rappresentano in modo paradigmatico la difficoltà linguistica di riferirsi alle realtà delle zone problematiche senza rischiare di usare espressioni politicamente scorrette e senza avvalersi di un linguaggio che potrebbe apparire discriminatorio e denigratorio: mentre sul sito ufficiale del quartiere si cerca di aggirare l'aspetto controverso della convivenza multietnica, della povertà e della malavita, definendo il luogo come un centro tradizionalmente multicolore, vivace e caratterizzato dal commercio, il sito dedicato specificamente ai problemi di prostituzione e tossicodipendenza designa in modo più oggettivo le cose e delinea un quadro ben diverso dell'area.

Nel caso della Unterstadt di Mannheim la differenza sociale si manifesta persino in un gergo che è limitato a quest'area: sussistono delle ricerche specifiche sul gergo urbano diffuso nella Unterstadt e nelle zone limitrofe. Kallmeyer, nella sua monografia sui linguaggi urbani di Mannheim, ribadisce che innanzi tutto la Unterstadt occidentale si trova al margine inferiore della stratificazione sociale della città e si distingue per l'uso di un gergo locale denominato Filsbachgosch e considerato una variante della varietà diatopica urbana di Mannheim (Mannheimerisch) particolarmente rozza e poco raffinata (KALLMEYER 1994: 170). Lo scrittore Martin Mosebach descrive la parlata delle zone industriali di Mannheim e Ludwigshafen in modo piuttosto spregiativo:

Er hatte den hässlichsten Dialekt, den ich kenne: das industriell verformte Pfälzisch von Mannheim und Ludwigshafen. Dieser Dialekt ist sehr schwer nachzuahmen, seine Lautquetschungen setzen Mund- und Lippenstellungen voraus, die einem vermutlich angeboren sein müssen. Kittelschürzen und Plastiktischdecken wehen durch dieses Ludwigshafenerische, dazu ein Jammern und Klagen. (MOSEBACH 2005: 68)6

Esistono altri esempi di suddivisione in Oberstadt e Unterstadt, anche in città meno estese. Nei casi delle cittadine Velbert, nel bacino industriale del fiume Ruhr, e Eupen, comune di lingua tedesca nel Belgio orientale, nella stampa locale si parla frequentemente di Aufwertung (rivalutazione)7 della Unterstadt, come nell'articolo citato qui sotto che informa del degrado della Unterstadt di Velbert e delle iniziative per migliorare le condizioni di vita nel quartiere:

Die städtebaulichen Mängel und Defizite in der Unterstadt sind im Wesentlichen auf die durch Gemengelagen geprägte städtebauliche Nutzungsstruktur und die Folgen des wirtschaftlichen Strukturwandels zurückzuführen. Leerstände und Gewerbebrachen stellen wesentliche städtebauliche Mängel und Defizite in der Unterstadt dar und beinhalten gleichzeitig Chancen und Ansatzpunkte für den Stadtumbau.[...] Ziel ist es die Unterstadt zu einem attraktiven innenstadtnahen (Wohn)quartier zu entwickeln [...].8

In questo brano ricorre il caratteristico linguaggio eufemistico dei portavoce ufficiali comunali che scrivono di «struttura eterogenea» e di «conseguenze della trasformazione strutturale economica», evitando in questo modo espressioni più trasparenti e più dirette come «degrado» o «abbandono».

3. Le periferie urbane nel linguaggio sociologico tedesco

Nel linguaggio scientifico dei sociologi, le definizioni delle aree urbane sono etichette linguistiche che dimostrano la volontà di corrispondere ai canoni della correttezza politica e di creare una terminologia oggettiva e scientifica per dissociarsi inequivocabilmente, da un lato dalle definizioni tradizionali della società classista, e dall'altro dalla drammatizzazione mediatica caratteristica di questo argomento. Nella letteratura scientifica sociologica e sociolinguistica si trovano numerose trattazioni sui quartieri considerati 'problematici' come ad esempio Hasenbergl a Monaco, Marzahn, Hellersdorf e Wedding a Berlino, Steilshoop, Wilhelmsburg e Mümmelmannsberg ad Amburgo, Vingst e Chorweiler a Colonia, Marxloh e Kaßlerfeld a Duisburg ed altri.

Sembra che il termine più usato nella letteratura scientifica, in quanto considerato neutro, non discriminatorio, politicamente corretto e dotato di una certa oggettività, sia il sintagma nominale (sozialer) Brennpunkt; nel dizionario Zanichelli questo vocabolo viene tradotto a senso con zona / quartiere a rischio, in tedesco si tratta di una metafora che letteralmente significa punto focale (sociale). Anche se il termine si è evidentemente affermato nel linguaggio scientifico, esso comporta un'ambiguità involontaria, dato che Brennpunkt (punto focale) è un composto tra il verbo brennen (bruciare) e Punkt (punto / luogo). Semanticamente, oltre al significato metaforico di zona problematica e quello idiomatico di punto focale, il vocabolo Brennpunkt suggerisce dunque anche connotazioni relative a incendi e fuochi, anche se quelle di veicoli in fiamme o di barricate stradali incendiate e simili non rientra nei fenomeni tipici per le zone a rischio in Germania, Svizzera o Austria. Nondimeno il vocabolo sozialer Brennpunkt si è affermato sia nelle trattazioni scientifiche sia nelle discussioni pubbliche e mediatiche, nella misura in cui esse intendano ostentare una parvenza di serietà e scientificità. Questo termine si è dimostrato efficace perché è la combinazione di un prestito dal linguaggio scientifico della fisica e di un aggettivo generico appartenente alla sfera della sociologia (sozial). In tal modo un concetto piuttosto indistinto assume una sfumatura precisa e apparentemente ben delimitata.

Più raramente vengono utilizzati termini più espliciti, come Problemviertel (quartiere problematico, KUNADT 2011: 202) o Problemstadtteil (rione problematico, DIRIM / AUER 2004: 33) oppure termini in cui il discorso del declino sociale è velato da participi verbali semanticamente piuttosto vaghi: benachteiligte Stadtteile (rioni svantaggiati, KUNADT 2011: 104), beeinträchtigte Stadtgebiete (zone urbane sfavorite, ivi: 203), benachteiligende Quartiere (quartieri pregiudizievoli, HÄUSSERMANN 2011: 85), Betroffenenquartiere (quartieri compromessi, ivi: 88). Inoltre si trovano locuzioni che sottolineano l'emarginazione sia ai bordi della società, sia alle periferie della geografia urbana delle zone a rischio, definite Marginalsiedlungen (insediamenti marginali, WEISSE 2011: 47), Rand der Stadt (margini della città, KORBMACHER 2009: 78). Più volte si preferisce non comprimere il concetto di zona problematica in un unico termine semanticamente non chiaro o sin troppo carico di connotazioni negative e quindi si creano delle perifrasi o dei sintagmi nominali complessi, come dimostrano i seguenti esempi:

Enklave, deren Bewohner durch ihre Verweigerung der Integration in das städtische Leben und die soziale Randständigkeit gekennzeichnet sind9

sozialstrukturell schwache und hinsichtlich sozialer Problemlagen besonders beeinträchtigte Stadtgebiete10

Viertel, in denen sich die Haushalte mit niedrigen Einkommen und diejenigen mit vielen sozialen Problemen zunehmend konzentrieren11

Quartiere mit besonderem Entwicklungsbedarf12

Gebiete, die [...] die höchste Problemdichte aufweisen13

Gebiete mit [...] dem niedrigsten sozialen Status14

Quartiere mit einer marginalisierten Bevölkerung, in denen sich negative Kontexte entfalten können, die die Lebensperspektiven von benachteiligten Bevölkerungsgruppen zusätzlich beeinträchtigen15

Con queste espressioni linguisticamente elaborate si evitano etichette generiche discriminatorie; inoltre le formulazioni citate suggeriscono una situazione politico-sociale astratta che deresponsabilizza i singoli attori riguardo alla marginalizzazione degli abitanti e al degrado dei loro quartieri. Compaiono poi termini colloquiali o popolari sotto forma di citazioni che illustrano la percezione dei quartieri a rischio da parte degli abitanti delle zone privilegiate e i loro pregiudizi ricorrenti. Tali sono Ausländerghetto (ghetto degli stranieri), Parallelgesellschaft (società parallela), Klein Istanbul (piccola Istanbul), Slum ed altri.

Alcuni prestiti americani, come soprattutto Ghetto16 e Bronx, possono anche essere usati come autodefinizioni ironicamente orgogliose soprattutto se formulate da giovani dei quartieri interessati. In un caso specifico il termine Ghetto, nonostante i fenomeni storici legati a questo vocabolo (dai ghetti ebraici medievali attraverso i ghetti del III Reich fino ai ghetti etnici negli USA), viene usato in modo scherzoso per indicare progetti di reinserimento di bambini socialmente svantaggiati: nel suo libro documentario Ghettokids S. Korbmacher descrive vari progetti di questo genere che si definiscono con termini quali ghettokids - Soziale Projekte e.V., Ghetto Dance Company, Ghetto Drum Company, ghettokids-Künstlerwerkstatt (atelier artistico dei ghettokids) e addirittura ghettokids-university (KORBMACHER 2009: 310ss.).

Si trovano inoltre soluzioni linguistiche eufemistiche che rispecchiano la difficoltà di tematizzare un argomento sensibile in modo non offensivo:

Der Hamburger Stadtteil St. Georg [...] bildet einen Kristallisationspunkt für Erscheinungsformen sozialer und sprachlicher Vielfalt. [...] Aus demographischer Perspektive fällt zunächst die hohe Bevölkerungsdichte St. Georgs auf [...]. Mit 37,7% ist außerdem der Anteil an Personen, die selbst migriert sind oder deren Eltern in einem anderen Land geboren wurden, vergleichsweise hoch [...]. Daneben fällt auf, dass die Wohnbevölkerung zwar vergleichsweise jung ist, allerdings wenige Familien mit Kindern in St. Georg leben [...]. Dies ist möglicherweise auch darauf zurückzuführen, dass St. Georg eine sehr hohe Kriminalitätsrate verzeichnet – mit 1458 Verbrechen pro 1000 Einwohner liegt diese zehnmal höher als der Hamburger Durchschnitt. Bereits diese Zahlen zeigen, dass es sich um einen lebendigen, vielfältigen Stadtteil handelt, der aber auch durch die in vielen innerstädtischen Stadtteilen anzutreffenden Problemlagen gekennzeichnet ist.17

Questa citazione suscita un effetto senz'altro grottesco quando il tasso elevatissimo di criminalità del quartiere amburghese di St. Georg viene associato direttamente al carattere vivace, socialmente come anche linguisticamente vario della zona.

Nel linguaggio specialistico della sociologia prevale in complesso l'uso che evita di attribuire etichette denigratorie a gruppi etnici, gruppi sociali, determinate zone urbane o aree periferiche. Per evitare espressioni equivoche o che potrebbero essere sospettate di tendenze ideologiche, ci si impegna ad usare formulazioni spesso sintatticamente intricate che danno l'idea di un'oggettività scientificamente consolidata. Il linguaggio sociologico scientifico si distingue quindi nel contesto delle denominazioni di quartieri e zone della Unterstadt per uno stile eufemistico e politicamente inattaccabile. Da questo percorso linguistico sul filo del rasoio nasce il fenomeno di un linguaggio evasivo con il quale gli autori cercano di sottrarsi al rischio di enunciare affermazioni in cui le parole stesse e soprattutto i termini applicati per le zone urbane problematiche contengano giudizi o valutazioni. Quando si parla ad esempio di spazi urbani sfavoriti, svantaggiati o pregiudizievoli restano vaghi i fattori responsabili dei disagi e gli elementi stessi che creano le disfunzioni sociali sui quali si indaga.

4. Le periferie urbane nel linguaggio giornalistico tedesco

Nella stampa di lingua tedesca degli anni passati compaiono soluzioni linguistiche spesso ibride, a metà tra un linguaggio politicamente corretto, simile a quello della ricerca sociologica, e un linguaggio sensazionalistico e spettacolare, paragonabile a quello della letteratura d'intrattenimento, stilizzato e particolarmente marcato. Nel linguaggio giornalistico si prende in prestito dalla sociologia soprattutto il termine corrente soziale Brennpunkte, spesso tuttavia abbreviato a Brennpunkte. È ovvio che in frasi come «Sogar in der Innenstadt haben die Wissenschaftler Brennpunkte ausgemacht [...]»18 il termine perde il suo valore scientifico e diventa una semplice metafora per «punto cruciale, fulcro, focolaio di pericoli». Anche il termine Problemviertel, oppure il più colloquiale Problemkiez sono espressioni diffuse. Questi termini segnaletici hanno evidentemente varcato i limiti della terminologia scientifica, neutra e oggettiva e fungono nella percezione pubblica come indicatori dei quartieri 'negativi' della Unterstadt. Infatti negli articoli di stampa pubblicati nell'ultimo decennio, accessibili nei vari corpora online19 di giornali nazionali e locali, i suddetti termini risultano quasi sempre associati a descrizioni o spiegazioni che li contestualizzano più o meno inequivocabilmente in un quadro dei bassifondi urbani dipinto con fervida immaginazione:

Köln-Vingst. Das Viertel gilt als sozialer Brennpunkt oder, wie das unter Sozialarbeitern heißt, als «Herausforderungscocktail».20

Das Duisburger Problemviertel Marxloh ist kein einfaches Pflaster. Zuletzt sorgten Berichte von kriminellen Straßenbanden, Gewalt gegen Polizisten und deren Furcht vor einer «No-Go-Area» ohne Polizeikontrolle für Schlagzeilen.21

Was Bad Godesberg von anderen sozialen Brennpunkten unterscheidet, ist die Vorgeschichte des Bezirks. [...] Seit einem Jahr patrouillieren jede Nacht Sicherheitsleute durch die Straßen des ehemaligen Bonner Regierungsviertels. Der Begriff vom «Gazastreifen» macht schon die Runde. Das einstige Vorzeigeviertel ist heute ein Vorzeigeghetto. Und ein Albtraum für Multikulturalisten.22

Il Brennpunkt o il Problemviertel ricorrono qui assieme a sinonimi come Herausforderungscocktail (cocktail di sfide), No-Go-Area o Gazastreifen (striscia di Gaza) che sono prestiti dal gergo degli operatori sociali o dal linguaggio militare; nell'ultimo caso si tratta di un paragone geografico, usato scherzosamente dagli abitanti di Bonn per il quartiere di Bad Godesberg, paragone che ironizza sulla pericolosità e sulla ghettizzazione della zona. Con questi usi linguistici ostentati e paragoni di facile effetto si cerca di soddisfare le aspettative sensazionalistiche dei lettori.

Nelle citazioni riportate sopra si sottolinea inoltre in primo luogo la pericolosità del quartiere a causa di bande criminali di strada e violenza. Viene messo in risalto che la polizia non riesce più a garantire la sicurezza e che il sogno della società multiculturale è diventato un incubo di violenza e degrado. Bonn-Bad Godesberg diventa così, nel linguaggio della stampa, il Gazastreifen o il Vorzeigeghetto (ghetto esemplare o ghetto modello in senso ironico-negativo), Berlino-Marzahn e Berlino-Hellersdorf si trasformano in Flyover Country,23 cioè in un territorio da sorvolare senza fermarsi per motivi di sicurezza, e così via. Per rafforzare l'impressione di un'atmosfera cupa e inquietante si aggiungono spesso descrizioni paraletterarie come nei seguenti esempi di articoli pubblicati su Bonn-Tannenbusch e Bonn-Bad Godesberg:

Herbstliche Tristesse: [...] Finster ist der Durchgang von der Straße in den schummrig beleuchteten Innenhof. [...] In einer Ecke liegt ein kindgroßes Etwas: ein schmutziger Teddybär. Von Betonmauern eingefasste Treppen zur Tiefgarage sind mit Einkaufswagen versperrt. Ein Auto parkt dort unten niemand mehr – aus Angst, der Wagen könnte aufgebrochen, demoliert oder angezündet werden. Ein Bewohner berichtet, in einer der gespenstisch-leeren Tiefgaragen hätten vor einigen Wochen 15 bis 20 Männer gegen Mitternacht trainiert. Es seien Salafisten gewesen. Niemand sonst in der Nachbarschaft kann das jedoch bestätigen. Auch nicht die Polizei.24

Mülltüten hängen in den Bäumen, Parabolantennen zieren Balkone, zerbrochene Flaschen liegen auf den Wegen. Heute stehen hier Dönerbuden neben Internetcafés und 1-Euro-Shops und der König-Fahd-Akademie. Die Islam-Schule wird von Saudi-Arabien finanziert und sollte 2003 fast geschlossen werden. Lehrer standen im Verdacht, Verbindungen zu Extremisten zu haben. Es gibt sieben Spielotheken, aber kein Jugendzentrum.25

La descrizione spettrale di un quartiere multietnico con edifici a molti piani alla periferia di Bonn è paradigmatica per molti articoli di argomento analogo: sembra un campo di sperimentazione per le ambizioni paraletterarie dei giornalisti che creano un'atmosfera tra romanzo gotico e letteratura dell'orrore. Al posto degli spettri si nominano i salafiti, integralisti islamici tanto temuti quanto misteriosi, che si incontrerebbero a mezzanotte in luoghi terrificanti, ma che nessuno ha visto davvero. L'orsacchiotto rotto che si trova a terra sembra il cadavere di un bambino spuntato dai romanzi d'orrore di uno Steven King e altre caratteristiche della scena sono: spazzatura, bottiglie rotte, chioschi kebab, internet caffè, negozi discount, sale giochi e scuole coraniche sospette; si tratta quindi di elementi che fungono da indicatori esterni e visibili di trascuratezza, povertà, disoccupazione, alcolismo, alimentazione scadente, vizio del gioco, eccesso di tempo libero sfruttato male, immoralità e tendenza all'estremismo religioso e alla violenza. È interessante osservare che, insieme a tale inquietante descrizione degli spazi urbani interessati, in questa ricerca degli effetti mediatici ritorni in auge la contrapposizione verticale alto e basso della struttura sociale urbana tradizionale che notoriamente pervade anche discorsi letterari che affrontano questo argomento con espressioni come Tiefgaragen, dort unten e altre (parcheggi sotterranei, laggiù); sembra tuttavia che di fronte a fenomeni nuovi quali l'integralismo islamico e la presenza dei «combattenti di Dio» lo sguardo si diriga verso l'alto per constatare che il degrado comincia ad occupare anche gli spazi più elevati (sacchetti di spazzatura sugli alberi) e ad invadere le menti degli abitanti (antenne paraboliche sui balconi, scuole religiose sospette).

Il linguaggio della stampa oscilla tra due estremi: la messa in scena semi-letteraria descritta sopra e il resoconto oggettivo della situazione sociale, basato su dati statistici, dei quartieri 'a rischio', con la quale si cerca di rifarsi a nozioni della sociologia scientifica e di sdrammatizzare i pericoli delle zone problematiche sottolineando le misure politiche adottate dai comuni per far fronte alla marginalizzazione. Portiamo infine due esempi tratti da giornali di diffusione nazionale:

Sogar in der Innenstadt haben die Wissenschaftler Brennpunkte ausgemacht, die sie aufgrund von Armut und Erwerbslosigkeit ihrer Bewohner als «Gebiete mit besonderem Aufmerksamkeitsbedarf» kennzeichnen.26

Strukturschwache Viertel wie das Münchner Hasenbergl werden oft zu sozialen Brennpunkten. Die Kommunen versuchen, entgegenzuwirken. [...] Bilder von Krawallen, wie sie nun täglich aus Frankreich in den Fernsehnachrichten zu sehen sind, werden im Kreis Rosenheim wohl kaum mehr zur Nachahmung animieren. Aus dem bayerischen Sozialministerium, wo die Gefahr von Jugendkrawallen Gesprächsthema war, hieß es: «In Frankreich wurden die Einwanderer völlig sich selbst überlassen - mit allen ihren Problemen. Dort hat der Staat nicht nur eine Ghettobildung zugelassen, sondern sich sogar gleich völlig zurückgezogen. Das wäre in Bayern undenkbar.»27

È evidente che i giornalisti cercano di mantenere l'equilibrio tra l'infotainment e il ruolo dell'osservatore oggettivo ovvero quello di chi si fa parte diligente perché preoccupato circa il decorso proficuo e pacifico delle dinamiche sociali nazionali. Nella prima citazione l'autore si rifà a degli scienziati non nominati espressamente, secondo i quali esistono «aree con particolare esigenza d'attenzione» che si troverebbero persino nei centri città. È significativo il modo in cui egli parte da un 'dato' scientifico non documentato per arrivare ad una conclusione apparentemente fondata, che tuttavia oscilla tra un linguaggio semi-scientifico e un registro sensazionalistico quando utilizza Brennpunkte senza attributo, ma aggiunge l'allarmante sogar (addirittura) per segnalare il crescente impoverimento nei centri urbani.

La seconda citazione assume un tenore più rassicurante quando mette a confronto la situazione del distretto di Rosenheim, zona limitrofa del capoluogo bavarese Monaco, con gli avvenimenti clamorosi delle banlieues di Parigi nel 2010: l'autore sottolinea la scarsa probabilità del rischio che disordini simili a quelli di Parigi avvengano nella periferia di Monaco citando il Ministero degli interni bavarese nel cui comunicato vengono messi in risalto gli sforzi intrapresi dalla politica sociale per prevenire in modo lungimirante qualsiasi fermento. Anche qui il paragrafo che inizia con un'espressione caratteristica del sobrio linguaggio scientifico per definire la Unterstadt, strukturschwache Viertel (quartieri carenti di infrastrutture), è successivamente pervaso da termini inquietanti come Brennpunkte, Krawalle (scontri, tafferugli), Gefahr (pericolo), Ghettobildung (ghettizzazione). Anche se il giornalista tenta a prima vista di minimizzare la minaccia di scontri violenti a Monaco, nello stesso tempo lascia intuire che anche in Germania la situazione sarebbe appesa ad un filo.

La Unterstadt, il sozialer Brennpunkt, il Problemviertel, cioè il quartiere a rischio della metropoli, non di rado si trasformano nella stampa di lingua tedesca nello sfondo per raffigurazioni minacciose di una realtà urbana contrassegnata da guerriglia giovanile, anarchia, infiltrazione malavitosa e complessivamente da un degrado sociale e materiale inarrestabile. Quello che nell'eufemistico linguaggio sociologico figura come un insieme di problemi da descrivere, da analizzare e infine da risolvere per mezzo di concetti scientificamente fondati si presenta nel linguaggio giornalistico ad effetto come fenomeno di corrosione sociale, adatto da una parte alle pretese di un giornalismo che vuole rivelare le mancanze del governo in materia di politica sociale, dall'altra a quelle di una stampa sensazionalistica che vuole suscitare nei lettori degli effetti eccitanti.

5. Conclusione

Rimarchevole è l'iniziativa del comune di Mannheim che propone di valorizzare il quartiere della Unterstadt con una nuova etichetta linguistica, «Little Istanbul», con l’intenzione di trasformare il carattere multietnico, non da tutti considerato un pregio, e nemmeno dagli immigranti stessi, in un emblema umoristico, accattivante e folcloristico, atto ad elogiare l’aspetto allettante, nel senso turistico ed economico, del quartiere:

Auf ein geteiltes Echo sind die Pläne der Stadt Mannheim gestoßen, das vor allem von türkischen Läden geprägte Viertel in der westlichen Unterstadt als eigenständiges Markenzeichen zu vermarkten. Während die Grünen die Bestrebungen der Stadt begrüßen und diese weiter ausbauen möchten, kommt Kritik vonseiten der FDP: «Wir wollen nicht durch eine entsprechende Namensgebung eine Ghettoisierung hervorheben», sagte gestern FDP-Fraktionschef Volker Beisel. Sauberkeit sei wichtiger als ein neuer Name, meinen die Liberalen und lehnen damit auch mögliche Überlegungen ab, dem Viertel eine eigene Bezeichnung zu geben («Little Istanbul«). Im Facebook-Auftritt des «Mannheimer Morgen» heißt es dazu, dass «eine solche Bezeichnung in Deutschland immer einen bitteren Beigeschmack habe» (Mannheimer Morgen, 29.03.2012).28

Quest’esempio illustra bene la difficoltà di usare in modo appropriato termini da applicare alle aree multietniche in Germania, difficoltà che è retaggio del più atroce genocidio della storia umana. L'amaro Beigeschmack (retrogusto) della proposta sulla «Little Istanbul», messo in evidenza nella citazione, risale quindi alle esperienze storiche del '900, alla colpa commessa contro concittadini di etnie, religioni e culture diverse e dunque ad un tacito verdetto morale che vieta di nominare troppo esplicitamente le differenze etniche, culturali e/o comportamentali tra cittadini autoctoni e cittadini di altra provenienza. L'umorismo non è gradito in questo contesto, in quanto potrebbe offuscare il messaggio nitido del linguaggio politicamente corretto. Il sociologo Norbert Elias sostiene a questo riguardo che anche se si è discusso esaustivamente di come affrontare criticamente e superare la colpa nazionale, è evidente che il passato è stato rimosso più che superato in modo responsabile. Anche questo fatto contribuisce alla difficoltà di individuare dei termini tedeschi condivisi per definire le realtà multietniche delle metropoli moderne (Elias 1992, 547).29

L'esistenza della contrapposizione Unterstadt e Oberstadt e il suo utilizzo per la distinzione tra le aree benestanti e curate e aree sotto vari aspetti problematiche non è un fenomeno recente. Quello che cambia sono senz'altro i motivi e le forme del degrado di determinati spazi urbani e soprattutto come questi vengono definiti a seconda di ideologie, tendenze storiche e sociali e usanze linguistiche mutevoli: la Unterstadt di una volta è diventata, a seconda del punto di vista, strukturschwaches Viertel, sozialer Brennpunkt, beeinträchtigtes Stadtgebiet da un lato, Ghetto, Kiez, Bronx da un'altro, oppure No-Go-Area, Ausländerghetto, Flyover Country, Gazastreifen, Little Istanbul. La Oberstadt, decantata ironicamente da Degenhardt, non cambia tanto frequentemente etichetta linguistica e rimane solitamente legata alla toponimia storica che tuttavia sottintende spesso luoghi ameni, come le alture in Killesberg (Stoccarda), le aree residenziali di Westend (Francoforte) o Ostviertel (Göttingen), la pulizia e il nitore in Blankenese (Amburgo) oppure laghi, boschi o altri insediamenti in ambiente naturale come Wannsee (Berlino), Walddörfer (Amburgo) o Düsternbrook (Kiel). Lo stesso vale per le varie descrizioni e connotazioni linguistiche relative alla Unterstadt e alla Oberstadt: mentre per la Unterstadt si mostra, sia nel linguaggio scientifico sia in quello giornalistico, una verbosissima molteplicità di attributi metaforici, eufemistici, relazionali (basso, inferiore, profondo ecc.) e valutativi, il linguaggio usato per la Oberstadt risulta meno prolisso, anzi piuttosto sterile e sobrio. Nelle descrizioni della moderna realtà urbana, i luoghi cupi e pericolosi di fiabe e leggende ‒ i boschi, le montagne e altre aree extraurbane lontane dalla civilizzazione – hanno ceduto la loro funzione alle periferie di basso profilo sociale. Nel linguaggio sociologico tale contrasto viene espresso tramite sintagmi nominali spesso semanticamente poco trasparenti e sintatticamente intricati. Nella stampa, i linguaggi della letteratura e della scienza si frammischiano per via delle contrastanti funzioni di informazione e intrattenimento, dando luogo ad una miscela linguistica inconsistente che oscilla tra un'oggettivazione minimizzante e una predilezione per le tinte fosche che ricorda un E.T.A. Hoffmann o un T. Bernhard.

Come ragioni di tali fenomeni semantico-linguistici all'interno dei linguaggi della stampa e della sociologia si possono ipotizzare tre fenomeni essenziali: a livello globale la sostituzione del naturale con l’artificiale nello spazio urbano recente; a livello nazionale, ossia per i principali stati di lingua tedesca, l'eredità dell'assolutismo illuminato, e a livello locale, per le metropoli di lingua tedesca, la discrepanza tra realtà multietnica e politica d'integrazione.

In Principio responsabilità, il filosofo Hans Jonas osserva che la differenza tra artificiale e naturale è sparita nella megalopoli che si espande in modo totale e divora la sfera del naturale occupandone lo spazio (Jonas 1989, 33).30 In modo analogo anche le denominazioni degli spazi geografico-naturali, che una volta distinguevano all'interno della geografia urbana non solo le alture dai bacini dei fiumi, ma anche i quartieri dei ricchi da quelli dei poveri, sono slittate a delimitazioni linguistiche legate all'evoluzione degli insediamenti dei vari strati sociali, a distinzioni tra borghesia e proletariato e più recentemente anche tra immigrati e autoctoni. Il "tipo di natura […] con cui la libertà umana è confrontata in un senso completamente nuovo" fa sì che la contrapposizione, considerata immutabile, alto-basso si trasformi nel contrasto elevato-umile.

La Germania, l'Austria e, in modo diverso, ma non meno incisivo, anche la Svizzera, sono state plasmate culturalmente dall'Illuminismo settecentesco. In prima linea nella Germania prussiana, quello di Federico II rappresenta il tipo di Illuminismo imposto dal sovrano feudale, filosoficamente erudito e spiritualmente ispirato, che funge da esempio per molti altri stati e staterelli tedeschi. Ancor prima che in Prussia, questo modello fu inaugurato, sebbene in maniera meno decisa, dall’assolutismo illuminato di Giuseppe II e di Maria Teresa. Il filosofo Peter Sloterdijk trae da questi fatti storici la conclusione che "la pianificazione di un progresso semi-conservatrice e imposta dall'alto" porta a lungo termine ad un "impulso di idee moderne di pianificazione con le quali si cerca ovunque di coniugare un massimo di stabilità sociale con un massimo incremento di potere e produzione" (Sloterdijk 1983, 163s).31 Tale atteggiamento storico-mentale si riflette evidentemente nell'uso linguistico incongruente da parte degli organi della stampa moderata e della sociologia scientifica. L'obiettivo di conciliare la stabilità sociale con l'incremento di produzione e modernizzazione non può che creare un vuoto linguistico in cui si cerca di celare il divario tra l'immigrazione di massa e i contrasti sociali, ultimamente anche interetnici, e l’accelerata spinta propulsiva imposta dalle forze economiche e finanziarie.

Per quello che riguarda la politica comunale va citata infine un’osservazione del sociologo Valentin Rauer sulla linea ufficiale seguita nell’ambito dell'integrazione dei concittadini d'origine straniera:

Der Migrationspolitik wird die Aufgabe überantwortet, kulturell homogenisierenden Zwangsformen die Förderung doppelter Kompetenzen entgegenzustellen. [...] Das >KlageliedLobgesangtoleriertdupliziert32

Viene quindi promosso l'ideale della competenza multietnica trascurando però i più antichi confini diastratici o/e tra le classi sociali; in altre parole si mira a livellare di nuovo l'asse oben-unten (alto-basso) con una politica non autoritaria, ma moralmente vincolante. Guadagna così nuova attualità l'annotazione di Norbert Elias: "Eine der erstaunlichsten und erschreckendsten Erfahrungen, die man […] in Westdeutschland macht, ist die enorme Erbitterung und Feindseligkeit, die Teile der Bevölkerung im Verhältnis zu anderen Teilen fühlen".33 Il mancato senso di appartenenza ad una nazione unita e compatta, risultata dalla storia nazionale del '900, e con ciò il superamento delle linee di frattura sociali, tradizionalmente immaginate tramite l'asse verticale alto-basso, si sta trasformando nel dualismo dell’opposizione autoctoni-immigrati, dove gli ultimi occupano gli spazi 'bassi' sia geograficamente sia linguisticamente. In tal modo nasce una struttura sociale urbana complessa con attori plurimi, non più semplificabile tramite espressioni bidimensionali o tramite metafore riduttive. In un articolo della Süddeutsche Zeitung del 14 luglio 201734 Hannah Beitzer e Thomas Hahn sostengono infatti che non si usa ormai più il termine "soziale Brennpunkte" che implicava disordini sociali e scontri continui. Al suo posto gli urbanisti dei comuni userebbero oggi il termine "Quartiere mit besonderem Entwicklungsbedarf" (quartieri con particolare esigenza di sviluppo). Formulazioni del genere non sono soltanto fortemente eufemistiche e macchinose, ma contengono a loro volta anche vocaboli piuttosto discriminatori, come quelli di "Bedarf" (bisogno, esigenza, mancanza) e "Entwicklung" (sviluppo), già usati tra l'altro in espressioni ormai non più politicamente corrette come "Entwicklungsland", "Entwicklungshilfe" ecc. (paese in via di sviluppo, aiuto ai paesi in via di sviluppo); resterà comunque da vedere se queste formulazioni offriranno soluzioni praticabili per la futura politica linguistica urbanistica.

Bibliografia

Ö. EZLI, D. KIMMICH, A. WERBERGER (a cura di), Wider den Kulturenzwang. Migration, Kulturisierung und Weltliteratur, Bielefeld, transcript, 2009.
F. J. DEGENHARDT, Spiel nicht mit den Schmuddelkindern, http://www.songtexte.com/songtext/franz-josef-degenhardt/spiel-nicht-mit-den-schmuddelkindern-53cf13f9.html (consultato il 16.12.2016).
İ. DIRIM, P. AUER, Türkisch sprechen nicht nur die Türken. Über die Unschärfebeziehung zwischen Sprache und Ethnie in Deutschland, Linguistik. Impulse & Tendenzen, a cura di S. GÜNTHNER et al., Berlin / New York, de Gruyter, 2004.
N. ELIAS, Studien über die Deutschen. Machtkämpfe und Habitusentwicklung im 19. und 20. Jahrhundert, Frankfurt am Main, Suhrkamp 1992.
A. GROMOVA, Generation «koscher light». Urbane Räume und Praxen junger russischsprachiger Juden in Berlin, Bielefeld, Transcript, 2013.
H. HÄUSSERMANN, «Soziale Polarisierung der Stadtentwicklung», in M. MESSLING et al. (eds.), 2011, p. 79-88.
H. JONAS, Das Prinzip Verantwortung, Frankfurt am Main, Suhrkamp, 1989.
W. KALLMEYER, Exemplarische Analysen des Sprachverhaltens in Mannheim, W. Kallmeyer: Kommunikation in der Stadt, Bd.1, Berlin / New York, de Gruyter, 1994.
S. KORBMACHER, Ghettokids. Immer da sein wo's weh tut, München / Zürich, Piper, 2009.
S. KUNADT, Sozialer Raum und Jugendkriminalität, Münster / New York / München / Berlin, Waxmann, 2011.
M. MESSLING, D. LÄPPLE, J. TRABANT, Stadt und Urbanität, Berlin, Kulturverlag Kadmos, 2011.
M. MOSEBACH, Das Beben, München / Wien, Hanser, 2005.
R. PAPPENHAGEN, A. REDDER, C. SCARVAGLIERI, «Hamburgs mehrsprachige Praxis im öffentlichen Raum ‒ sichtbar und hörbar», in: A. REDDER et al., 2013, p. 127-160.
A. PEYER, P. R. PORTMANN, Norm, Moral und Didaktik - Die Linguistik und ihre Schmuddelkinder: Eine Aufforderung zur Diskussion, Berlin / Boston, de Gruyter, 1996.
V. RAUER, «Kulturelle Grenzziehungen in integrationspolitischen Diskursen deutscher Printmedien», in: Ö. EZLI et al., 2009, p. 81-94.
A. REDDER, J. PAULI, R. KIEßLING et al., Mehrsprachige Kommunikation in der Stadt. Das Beispiel Hamburg, Mehrsprachigkeit, a cura di W. Grießhaber e J. Rehbein, vol. 37, Münster / New York / München / Berlin, Waxmann, 2013.
P. SLOTERDIJK, Kritik der zynischen Vernunft, Frankfurt am Main, Suhrkamp, 1983.
L.-P. WEISSE, Urbane Räume als Indikatoren regionaler und internationaler Stabilität. Ursachen, Erscheinungsformen und Folgen destabilisierender Faktoren von Megastädten, Brühl, Statistisches Bundesamt, 2011.

Sitografia

http://ma-unterstadt.de/informieren/meine-stadt.html (sito del quartiere Unterstadt della città di Mannheim, 16.12.2016).
http://wortschatz.uni-leipzig.de/ (corpus di testi di stampa dell'Università di Lipsia).
http://www.tagesspiegel.de/berlin/untersuchung-zur-sozialstruktur-der-stadt-wo-das-berliner-problemviertel-wohnt/9894126.html (Der Tagesspiegel, 15.05.2015, consultato il 16.12.2016).
https://cosmas2.ids-mannheim.de/cosmas2-web/ (corpus di testi scritti dell'Institut für Deutsche Sprache, Mannheim)
https://www.dwds.de/
(corpus di testi di stampa sul sito del Digitales Wörterbuch der deutschen Sprache)
http://www.eupen.be/Wirtschaft/Aufwertung-der-Unterstadt.aspx
(sito della città di Eupen, 16.12.2016).
http://www.franz-josef-degenhardt.de/fjd.php?resh=1024&resv=614&index=j
(sito relativo al cantautore Franz Josef Degenhardt, 16.12.2016).
http://www.mainz.de/service/info_relaunch.php
(sito della città di Magonza, 14.10.2014)
www.presse-service.de/data.cfm/static/76248.html (sito della città di Mannheim relativo alla lotta contro l'abuso di stupefacenti, 14.10.2014).
http://www.sueddeutsche.de/politik/democracy-lab-in-bremen-sommerferien-im-aermsten-viertel-der-stadt-1.3582590
(Sueddeutsche Zeitung, 14.07.2017, consultato il 15.07.2017).
https://www.velbert.de/buergerinfo/stadtentwicklung-und-klimaschutz/stadterneuerung/stadtumbau-west-nordstadt/unterstadt/ (sito della città di Velbert, 14.10.2014).


Note

↑ 1 http://www.songtexte.com/songtext/franz-josef-degenhardt/spiel-nicht-mit-den-schmuddelkindern-53cf13f9.html

↑ 2 In alcun luogo le differenze sociali vengono trasformate in topografia in modo tanto evidente come nella città. Ad esempio Zurigo: le persone davvero migliori abitano − ancor sempre − nella città alta, sullo Zürichberg, mentre gli altri abitano nella città bassa [...]. Chiunque sia in grado si trasferisce nei quartieri migliori. Laddove la distanza non può essere realizzata topograficamente, la delimitazione sociale deve manifestarsi tramite simboli ovvero tramite la semiotica degli attributi esterni o della messa in scena pubblica. Così le persone pulite, accurate e ben pettinate si distinguono dagli «altri».

↑ 3 Oltre le porte cittadine dette Gautor e Römertor, la cittadella e il giardino pubblico, a partire dall'Ottocento è cresciuto un quartiere residenziale e ricreativo molto richiesto. Ville stile liberty di fine '800, ampi parchi e residenze architettonicamente notevoli degli anni '20 improntano il carattere e l'aspetto della Oberstadt (http://www.mainz.de/WGAPublisher/online/html/default/oberstadt: Webseite der Landeshauptstadt Mainz, 14.10.2014).

↑ 4 Come in passato,anche attualmente la Unterstadt è animata da attività commerciali e industriali e caratterizzata dalla varietà etnica dei suoi abitanti. Con una percentuale di immigrati di circa 55% nella parte orientale e di circa 70% nella parte occidentale, i quadranti della Unterstadt sono, oggi come in passato, il centro della vita multietnica di Mannheim. Un'ondata di immigrazione soprattutto di provenienza bulgara ha fortemente movimentato il quartiere nell'anno scorso (http://ma-unterstadt.de/informieren/meine-stadt.html, 14.10.2014).

↑ 5 La Unterstadt orientale rappresenta già da tempo un punto focale in cui il carattere della prostituzione è cambiato negli ultimi anni. Le donne che offrono il loro corpo nella Unterstadt orientale sono per l'80% tossicodipendenti e vanno a battere il marciapiede solamente a causa della loro dipendenza. [...] L'aspetto delle donne è di solito chiaramente segnato dall'abuso pluriennale di droga. Oltre a ciò la vita quotidiana delle prostitute sul marciapiede è contrassegnata da violenza e sfruttamento sessuale (http://www.presse-service.de/data.cfm/static/76248.html: Stadt Mannheim; Runder Tisch Drogen).

↑ 6 Egli aveva l'accento peggiore che io conosca: il dialetto del Palatinato deformato dell'ambiente industriale di Mannheim e Ludwigshafen. È difficile imitare questo dialetto; le sue contusioni fonetiche presuppongono delle posizioni delle labbra che presumibilmente devono essere innate. Questa parlata di Ludwigshafen sembra pervasa da un'aria di grembiuli da casalinga e tovaglie di plastica oltre che da un timbro lamentoso e lagnoso.

↑ 7 http://www.eupen.be/Wirtschaft/Aufwertung-der-Unterstadt.aspx.

↑ 8 Le carenze e deficità urbanistiche della Unterstadt sono in sostanza dovute alla struttura eterogenea dell'utilizzo urbano della zona e alle conseguenze della trasformazione nella struttura economica. Alloggi sfitti e aree industriali inutilizzate rappresentano carenze e difetti urbanistici della Unterstadt e offrono nello stesso tempo delle possibilità e degli spunti di partenza per la ristrutturazione urbana. [...] L'obiettivo è sviluppare la Unterstadt per farne un quartiere (residenziale) vivibile in prossimità del centro città (http://www.velbert.de/buergerinfo/umwelt-stadtplanung/stadterneuerung/nordstadt/unterstadt.asp).

↑ 9 Enclave i cui abitanti sono contrassegnati dal loro rifiuto di integrarsi nella vita urbana e dalla loro marginalità sociale (GROMOVA 2013: 251).

↑ 10 Zone urbane con struttura sociale debole e particolarmente compromesse per quanto concerne le situazioni sociali problematiche (KUNADT 2011: 203).

↑ 11 Quartieri nei quali si concentra un crescente numero di nuclei famigliari a basso reddito e con molti problemi sociali (HÄUSSERMANN 2011: 82).

↑ 12 Quartieri particolarmente bisognosi di sviluppo (ivi: 82).

↑ 13 Zone che [...] presentano la densità più elevata di problemi (ivi: 83).

↑ 14 Zone con [...] lo status sociale più basso (ivi: 83).

↑ 15 Quartieri con una popolazione emarginata nei quali possono realizzarsi contesti negativi che pregiudicano ulteriormente le prospettive di vita di gruppi della popolazione svantaggiati (HÄUSSERMANN 2011: 87s.).

↑ 16 Getto / Ghetto viene originariamente dall’italiano ghetto nella prima metà del 17. secolo.

↑ 17 Il quartiere amburghese di St. Georg [...] costituisce il punto di cristallizzazione per diverse manifestazioni di varietà sociale e linguistica urbana [...]. Dal punto di vista demografico colpisce in prima linea l'alto tasso di densità della popolazione [...]. Con una percentuale di 37,7%, la quota di persone che sono immigrate o i cui genitori sono nati in un altro paese è relativamente alta [...]. Oltre a ciò salta agli occhi il fatto che la popolazione residente è per età anagrafica media relativamente giovane, tuttavia a St. Georg vivono poche famiglie con bambini [...]. Questo è presumibilmente dovuto al fatto che a St. Georg si registra un livello di criminalità molto alto: con 1458 delitti per 1000 residenti, il tasso supera di dieci volte la media di Amburgo. Già tali numeri dimostrano che si tratta di un quartiere vivace e variegato che è tuttavia anche contrassegnato dalle situazioni problematiche che si trovano in molti quartieri centrali di altre città. (PAPPENHAGEN 2013: 135).

↑ 18 «Wo das Berliner Problemviertel wohnt» (Ralf Schönball, Tagesspiegel, 15.05.2015, http://www.tagesspiegel.de/berlin/untersuchung-zur-sozialstruktur-der-stadt-wo-das-berliner-problemviertel-wohnt/9894126.html).

↑ 19 https://www.dwds.de/ (Corpus di testi di stampa sul sito del Digitale Wörterbuch der deutschen Sprache), https://cosmas2.ids-mannheim.de/cosmas2-web/ (Corpus di testi scritti dell'Institut für Deutsche Sprache, Mannheim), http://wortschatz.uni-leipzig.de/de (Corpus di testi di stampa dell'Università di Lipsia).

↑ 20 Colonia-Vingst. Il quartiere è considerato una zona a rischio o ‒ come si esprimono gli assistenti sociali ‒ «un cocktail di sfide» (Welt online, 23.02.14, Ungebildet, arm, stigmatisiert oder alles zusammen).

↑ 21 Marxloh, il quartiere problematico di Duisburg, non è una zona facile. Ultimamente finirono in prima pagina titoli su alcune bande di strada, violenza contro poliziotti, e la loro paura di un area «no-go», sottratta al controllo delle forze dell'ordine. (Welt online, 25.08.15, Problemviertel Marxloh - kein einfaches Pflaster).

↑ 22 Bad Godesberg si distingue da altre zone a rischio per il suo passato recente. [...] da un anno gli agenti di sicurezza pattugliano le strade del quartiere che una volta ospitava la sede del governo nazionale. Il termine «striscia di Gaza» è ormai sulla bocca di tutti. L'ex quartiere modello è oggi un «ghetto modello». E un incubo per i sostenitori del multiculturalismo.

↑ 23 taz 2011, Kulturschock, in GROMOVA 2013: 251.

↑ 24 Tristezza autunnale: [...] il passaggio dalla strada al cortile interno, fiaccamente illuminato, è buio [...] In un angolo c'è per terra un oggetto delle dimensioni di un bambino: un orsacchiotto sporco. Le scale, racchiuse in muri di cemento, che portano ai parcheggi sotterranei sono bloccate da carrelli di supermercato. Nessuno parcheggia più la sua macchina laggiù ‒ per paura che il veicolo possa essere scassinato, demolito o incendiato. Un residente racconta che alcune settimane fa, verso mezzanotte, in uno dei garage sotterranei spettrali e vuoti, si sono allenati una ventina di uomini. Si dice che fossero salafiti. Però nessun'altra persona in zona è in grado di confermarlo, nemmeno la polizia (Bonner Generalanzeiger, 11.09.15).

↑ 25 Dagli alberi pendono sacchetti della spazzatura, i balconi sono decorati da antenne paraboliche, sulla strada ci sono bottiglie rotte. Oggi qui si trovano chioschi kebab accanto a internet caffè, negozi «tutto a un euro» e l'accademia «Re Fahd». La scuola coranica è finanziata dall'Arabia Saudita e nel 2003 avrebbe dovuto essere chiusa. I docenti erano sospettati di essere in contatto con degli integralisti. In zona ci sono sette sale giochi, ma neanche un centro d'incontro per i giovani (taz-online, 06.05.2011).

↑ 26 Persino in centro città gli scienziati hanno individuato zone a rischio che per la povertà e la disoccupazione dei loro residenti definiscono «aree con particolare esigenza di attenzione» (Tagesspiegel online, 15.05.2015).

↑ 27 Quartieri carenti di infrastrutture come Hasenbergl a Monaco di Baviera diventano spesso zone a rischio. I comuni si impegnano a contrastare tali sviluppi. [...] Immagini di disordini come quelle in Francia che si possono vedere quotidianamente nei telegiornali difficilmente spingeranno all'emulazione nel distretto di Rosenheim. Dal Ministero del welfare bavarese dove il rischio di scontri con giovani è già stato oggetto di discussione, si sente che «In Francia gli immigrati sono stati abbandonati completamente a se stessi ‒ con tutti i loro problemi. Lì lo stato non solo ha permesso che si formassero dei ghetti, ma si è addirittura subito tirato completamente indietro. Una cosa del genere sarebbe impensabile in Baviera» (Süddeutsche Zeitung online, 21.05.2010).

↑ 28 Hanno suscitato reazioni contrastanti i progetti del comune di Mannheim di commercializzare come marchio indipendente il quartiere occidentale della città bassa, caratterizzato soprattutto da negozi turchi. Mentre i Verdi vedono con molto favore l'iniziativa del comune e desidererebbero svilupparla ulteriormente, il Partito Liberaldemocratico la critica: «Non vogliamo mettere in rilievo una ghettizzazione imponendole un nome corrispondente», ha detto ieri Volker Beisel, capogruppo del PLD nel consiglio comunale. Secondo i Liberali, la pulizia sarebbe più importante di un nuovo nome e quindi respingono ogni ipotesi di dare al quartiere una denominazione propria («Little Istanbul«). Sul sito Facebook del giornale di Mannheim (Mannheimer Morgen) si legge a questo proposito che «in Germania una denominazione di questo genere ha sempre un retrogusto amaro».

↑ 29 Ich denke vor allem an das Problem des Makels und der Schuldgefühle, die der Nationalsozialismus den nachfolgenden Generationen Deutschlands hinterlassen hat. Trotz aller gegenteiligen Beschwörungen hat es nie aufgehört, das deutsche Gewissen zu belasten. Man hat viel von der Bewältigung der Vergangenheit gesprochen. Aber es ist recht klar, daß man sie nur verdrängt und in keiner Weise bewältigt hat.

↑ 30 Die Stadt der Menschen, einstmals eine Enklave in der nichtmenschlichen Welt, breitet sich über das Ganze der irdischen Natur aus und usurpiert ihren Platz. Der Unterschied zwischen dem Künstlichen und dem Natürlichen ist verschwunden, das Natürliche ist von der Sphäre des Künstlichen verschlungen worden; und gleichzeitig erzeugt das totale Artefakt, die zur Welt gewordenen Werke des Menschen, die auf ihn und durch ihn selbst wirken, eine neue Art von «Natur», das heißt eine eigene dynamische Notwendigkeit, mit der die menschliche Freiheit in einem gänzlich neuen Sinn konfrontiert ist.

↑ 31 In den Ländern des «aufgeklärten Despotismus» vollzog sich eine semi-konservative Fortschrittsplanung von oben; von ihr geht letztlich der Impuls moderner Planideen aus, die überall ein Maximum an sozialer Stabilität mit einem Maximum an Macht- und Produktionserweiterung zu verbinden versuchen.

↑ 32 Alla politica d'integrazione si affida il compito di contrastare forme forzate di omogeneizzazione culturale con l'incentivazione a sviluppare doppie competenze. […] Il >piagnisteoinno di lodetollerataduplicata<.>

↑ 33 Una delle esperienze più sorprendenti e terrificanti che si può fare nella Germania occidentale è l’enorme rancore e ostilità che parti della popolazione nutrono nei confronti di altre.

↑ 34 Gröpelingen ist der ärmste Stadtteil der armen Stadt Bremen. Soziale Brennpunkte hat man solche Stadtteile in den Achtzigerjahren genannt. Das klang immer ein bisschen nach Krawall und ständigem Streit. Heute sprechen Stadtteilentwickler von "Quartieren mit besonderem Entwicklungsbedarf", und das trifft es besser. (http://www.sueddeutsche.de/politik/democracy-lab-in-bremen-sommerferien-im-aermsten-viertel-der-stadt-1.3582590

 

Dipartimento di Lingue e Culture Moderne - Università di Genova
Open Access Journal - ISSN 1824-7482