Publifarum n° 26 - Du labyrinthe à la toile / Dal labirinto alla rete

Innescare la bomba: la prima versione tedesca de «La semplicità ingannata» di Arcangela Tarabotti

Roberto DE POL



Abstract

Italiano  | Inglese 

Il contributo esamina la prima traduzione tedesca della «Semplicità ingannata» (1652) di Arcangela Tarabotti, testo sovversivo scritto da una monaca veneziana contro monacazione forzata, misoginia e ogni altra forma di patriarcalismo.

1. Arcangela Tarabotti

Il 1 settembre 1617 Elena Cassandra Tarabotti (1604-1652) entrò tredicenne nel monastero benedettino di Sant'Anna a Venezia, perché il padre Stefano, di professione «chimico-alchimista»,1 non poteva mantenere né convenientemente accasare le sei figlie che gli erano toccate oltre ai quattro figli maschi:2 Elena Cassandra, primogenita «e, almeno fisicamente, la più fragile, fin da piccina claudicante, e per tutta la vita di salute cagionevole e compromessa», probabilmente non attraente,3 era «la candidata ideale e quasi obbligata al chiostro»;4 prese il velo l'8 settembre 1620, a sedici anni, e restò in convento finché morì per bronchite, a quarantotto anni.5

A questa monacazione forzata Elena Cassandra, anzi ormai suor Arcangela, non si rassegnò mai: non tentò di fuggire, non infranse i voti, non si immalinconì, ma «combatté, combatté dall'interno, indefessamente».6 Eludendo i divieti o ottenendo particolari licenze lesse molto, rimase in costante contatto con il mondo esterno, intessendo un «dialogo serrato e dialettico con le figure più autorevoli e prestigiose del suo tempo»,7 ma soprattutto scrisse libri, nei quali, anzi che narrare esperienze mistiche o vite di santi, si confrontò con l' «idea negativa e discriminante della donna»8 che dominava ai suoi tempi e di cui lei stessa era vittima.9

Senza troppa difficoltà e «a ridosso della composizione» furono pubblicati:10

Diversi i casi de La tirannia paterna, in seguito ribattezzata La semplicità ingannata, composta probabilmente nel 1642-43 e pubblicata postuma all'estero nel 1654 e de L'inferno monacale, composto nel 1643 e rimasto manoscritto fino al 1990.

La semplicità ingannata, L'inferno monacale e Il paradiso monacale sono le prime tre opere composte dalla Tarabotti12 e costituiscono secondo la Bortot una trilogia13 che «una forte continuità tematico-argomentativa con una rete capillare di richiami ed echi intertestuali», «una decisa uniformità espressiva e tonale» e «la presenza di una trama strutturale che li rende funzionali l'uno all'altro» collegano al dittico femminista e alle Lettere.14

2. «La semplicità ingannata»: edizioni italiane e traduzione tedesca

Il primo scritto di questa trilogia, La tirannia paterna, poi pubblicato come La semplicità ingannata, nasce come denuncia e condanna della tirannia paterna, ovvero degli abusi dell'autorità patriarcale nel decidere arbitrariamente la sorte della prole femminile, diventa progressivamente denuncia e condanna della più generale condizione della donna, monaca o no, nella società e nella mentalità seicentesca.15

La prima edizione de La semplicità ingannata fu stampata all'estero, probabilmente da Elzevier,16 sotto uno pseudonimo editoriale abitualmente usato dai fratelli olandesi per le loro stampe clandestine17 e con nome anagrammato dell'autrice:

Questa edizione ebbe una seconda stampa, probabilmente veneziana, che non presenta fondamentali differenze, se non un maggior numero di righe per pagina e quindi una quantità inferiore di pagine:19

Nel 1660 La semplicità ingannata fu messa all'Indice dei libri proibiti: i documenti della condanna sostengono che fu ritenuta «offensiva, blasfema e quasi eretica, irrispettosa verso la Chiesa, il Concilio Tridentino e lo stesso Pontefice».20

Nel 1663 ne fu pubblicata una traduzione tedesca:21

Il traduttore, Johan Mackle, e l'editore Georg Müller di Francoforte sono gli stessi che avevano curato la pubblicazione della prima traduzione tedesca del Corbaccio di Boccaccio (1660),22 oltre a uno scritto pseudoboccaliniano,23 e già mi pare rimarchevole che, nel giro di tre anni, lo stesso traduttore traducesse e lo stesso editore pubblicasse in Germania un testo ferocemente misogino, come quello di Boccaccio, e uno che viene oggi comunemente ritenuto decisamente femminista, come quello della Tarabotti.

3. Testo di partenza

La traduzione tedesca si basa sull'edizione A, perché il distico posto in una pagina non numerata prima del I capitolo «La divozion forzata, | al Signore non è grata» si trova solo in questa (A = Semplicità, 178), non in B e viene tradotto da Betrogene, 12: «Gezwungene Gottseligkeit/ | Hat Gott gehasset allezeit».

Inoltre «Santa Euffrasia» (A, 58 = Semplicità, 225) compare in B, 46 come «santa Euffrasina», ma in Betrogene, 67 resta «Euphrasia».

Ulteriore conferma è che in B, 59-63 si ha la caduta di quattro pagine24 che invece vengono tradotte da Mackle.

4. Caratteristiche della traduzione

La traduzione tedesca segue la strutturazione del testo italiano, suddiviso in tre libri di ineguali dimensioni. Articola però ulteriormente il testo della Taraboschi suddividendolo, all'interno di ogni libro, in paragrafi numerati, talvolta coincidenti con un singolo capoverso, ma più spesso piuttosto lunghi, anche se non sempre corrispondenti a un concetto a se stante.25 Questo procedimento presuppone comunque una lettura critica dell'originale italiano e sembra mirare a facilitare l'orientamento del lettore, ma anche la citazione di singoli argomenti contenuti nello scritto.

4.1. Conoscenza del latino e di autori latini

Ne La semplicità ingannata si contano nove citazioni da autori latini26 che Mackle traduce apparentemente in autonomia e senza particolari problemi, anzi cimentandosi in traduzioni rimate:27

1. Semplicità, 187: onde Orazio disse: vivite fortes, fortia adversis | opponite pectora rebus [Sermones, II, 2, 135-136]
Betrogene, 23: Daher Horatius gesagt: Seyd starck und steher fest/ in Widerwertigkeit | stelt euer kühnes Hertz/ entgegen allem Leid

2. Semplicità, 203: onde quel cigno latino con la solita malignità degl'uomini cantò: Varium et mutabile semper foemina [Eneide, IV, v. 569-560]
Betrogene, 45: Darum der latinische Schwan mit der gewöhnlichen Boßheit derer Männer gesungen. | Das Weib hat allezeit | Viel Vnbeständigkeit.

In questo secondo esempio Mackle mostra però una caratteristica che risulterà ancora più evidente quando si tratta di autori italiani: se la Tarabotti designa un autore con una antonomasia («quel cigno latino»), il traduttore la mantiene senza esplicitarla («der latinische Schwan»).

4.2. Conoscenza della lingua italiana

In linea di massima Mackle traduce correttamente dall'italiano. In rari casi però travisa alcuni termini specifici, come quando non capisce che «gridi» si riferisce non a suoni inarticolati,28 ma ad editti emanati e resi pubblici dall'autorità29 (quelli che verranno definiti «gride» dal Manzoni): «i gridi sono in pronto» (Semplicità, 284) viene tradotto come «so ist das Geschrey schon fertig» (Betrogene, 153).

Quando l'autrice italiana definisce «non accidente del caso, ma disposizione di volontà suprema, che fino il nome di donna principii con quello stesso carattere con che si profferisce Divinità» (Semplicità, 291), Mackle è costretto a esplicitare l'allitterazione su cui si basa l'argomentazione: «Es ist nicht ungefehr/ sondern auß Anordnung des Höchsten Willens geschehen/ daß der Name Donna, (Frau) mit eben demselben Buchstaben/ durch welchen Divinità (Gotheit) außgesprochen wird» (Betrogene, 159).

Talvolta riesce a tedeschizzare solo parzialmente l'allitterazione del testo italiano: quando la Tarabotti se la prende con quanti definisce «non dotti, né dottori, ma addottorati» (Semplicità, 292), traduce «nicht gelehrte/ noch Doctorn/ sondern gedoctorirte» (Betrogene, 161).

Talvolta rinuncia a rendere o almeno a esplicitare i paronimi, come quando l'autrice italiana si lamenta della diffusa e troppo facile identificazione di donna con danno: «Come può dunque mai caderti in mente, o mentitore, di chiamar la donna tuo danno» (Semplicità, 334) che diventa semplicemente «Wie kan es dir dan in den Sinn fallen/ O du Lügner/ das Weib deinen Schaden zunennen» (Betrogene, 212).

Una volta Mackle commette un errore di lettura quando legge (e quindi traduce) «fionda» invece che «fronda», nonostante tale lettura non dia senso: «Se'l sapientissimo Salomone afferma che siamo più mobili d'una fronda» (Semplicità, 205), «Wan der weiseste König Salomon bestätiget/ daß wir beweglicher seyn dan eine Schleuder» (Betrogene, 47).

Poche righe dopo il traduttore cade vittima di un refuso tipografico del testo italiano oppure di un fenomeno di scempiamento delle geminate proprio del dialetto veneziano, quando nel testo italiano trova, al posto di «senno», «seno»30 e lo traduce con il sinonimo «grembo»: «Sarebbero bisognosi di un nuovo Astolfo, ch'andasse a cercar sopra le nuvole il lor seno» (Semplicità, 205) diventa così «Sie würden eines neuen Astolfus/ der auf den Wolken ihren Schoß zusuchen gienge/ benöthigt seyn» (Betrogene, 47).31

Altro errore di lettura che inficia in parte il significato, ma di cui Mackle non sembra darsi pensiero, è quello che gli fa leggere «feconda» come «seconda» e quindi tradurre questo aggettivo con l'avverbio di tempo «darnach» (poi, in seguito): «Fu bellissima Rachele, feconda Lia, Micol fedele, la guerriera di Betulia prode e valorosa, e Ester auttorevole» (Semplicità, 342) diventa così «Rachel war die schönste/ darnach die Lea/ Michal getreu. Die Judith großmütig/ und tapfer/ und die Esther ansehnlich» (Betrogene, 218).

Queste sviste suggeriscono che Mackle proceda velocemente nella sua traduzione dall'italiano al tedesco, senza una riflessione critica preventiva e senza un accurato controllo successivo che si interroghino sull'effettivo significato di quello che legge (e poi traduce).Da questo punto di vista, il procedimento di Mackle potrebbe essere paragonato a quella traduzione automatica e letterale fornita da alcuni programmi o siti informatici, della quale condivide forse la celerità, ma purtroppo anche la scarsa affidabilità. Un'altra conclusione suggerita da queste sviste è che la traduzione non fosse stata revisionata, né da Mackle stesso, né da altri, altrimenti non si sarebbe potuto stampare in tedesco che Astolfo va a cercare sulla luna il suo «grembo», né che, secondo Salomone, le donne sarebbero più mobili di una «fionda».

4.3. Conoscenza di autori e testi italiani

La Tarabotti cita versi da Dante32, Ariosto33, Petrarca,34 Tasso,35 Moderata Fonte36 e di tre autori non identificabili, per un totale di ventitré citazioni che il traduttore tedesco rende talvolta in versi, prendendosi qualche libertà per mantenere la rima, talvolta in prosa.

Qualche esempio:

1. Semplicità, 181: […] tanto stimato da Dante nel suo Paradiso, che va dicendo:
Lo maggio don, che Dio per sua larghezza
fece creando, e a la sua bontade
più conformato, e quel ch'ei più apprezza
fu della volontà la libertade [Paradiso, V, 19-22]
Betrogene, 16: der vom Dantes in seinem Paradies so hoch gepriesen wird/ welcher also spricht:
Die gröste Gab/ so Gott duch seine Lieb und Gnad/
Anfangs der Schöpfung uns reich mitgetheilet hat/
Nach seiner Gütigkeit/ auch meistens sich verglichen/
Jst unser freyer Will; darauß wir sind gewichen.

2. Semplicità, 390: Ben con voce di veridico e canoro cigno l'asserì l'Ariosto:
Tutti gl'altri animai che sono in terra
o che vivono quieti e stanno in pace,
o se vengono a rissa e si fan guerra
a la femina il maschio non la face.
L'orsa con l'orso al bosco sicur erra,
la leonessa appresso il leon giace,
col lupo vive la lupa sicura,
né la giovenca ha del torel paura [Orlando Furioso, V, 1]
Betrogene, 280: Ariosto hat die Wahrheit in diesen Worten gesaget: Wie ruhig und friedlich leben doch alle andere Thiere auff der Erde; Vnd ob schon sie mit einander streiten/ so thut doch das Männchen dem Weibchen kein Leid. Die Bärin gehet sicher mit dem Bären im Wald/ die Löwin liget bey dem Löwen/ mit dem Wolff lebet die Wölffin ohn Gefahr/ und die Kuhe fürchtet den Farren nicht.

Mentre le traduzioni sono nel complesso corrette, sorge legittimo il dubbio se Mackle conosca davvero gli autori e i testi italiani citati o se che questi restino per lui solo nomi ovvero titoli. Certamente non osa mai disambiguare parafrasi ed esplicitare antonomasie: quando la Tarabotti allude a Petrarca prima come a «quel gran Poeta» (Semplicità, 204), poi come a «un de' vostri» (Semplicità, 318) o all'Ariosto come a «il cigno ferrarese» (Semplicità, 317),il traduttore mantiene rispettivamente «jener grosser Poet» (Betrogene, 46), «euer einer» (Betrogene, 190), «Der Schwan von Ferrara» (Betrogene, 188). Quando l'autore del testo italiano citato non viene esplicitamente nominato dalla Tarabotti, Mackle si limita a tradurre la citazione in prosa senza cimentarsi nell'identificarne la provenienza e senza neanche connotarla come tale: vedi Semplicità, 270 (Dante, Inferno) = Betrogene, 173-174; Semplicità 328 (Tasso, Gerusalemme) = Betrogene, 203 e Semplicità, 366 (Dante, Inferno) = Betrogene, 250.

Quando la Tarabotti menziona la scrittrice Modesta dal Pozzo (1555-1592) con lo pseudonimo di «Moderata Fonte» (Semplicità, 295), Mackle dimostra poi di non conoscere né vero nome né pseudonimo della scrittrice, che pure era noto al pubblico italiano, incorre anzi in un altro errore di lettura, leggendo, invece che «fonte»,«fante» che mantiene poi inalterato nella sua traduzione, senza curarsi che questa risulti incomprensibile:«die mässige Fante» (Betrogene, 164), quasi si trattasse di un nome proprio che il traduttore recepisce acriticamente, come forse aveva già fatto imbattendosi in un Dante.37

Già la mia analisi della traduzione del Corbaccio ha dimostrato che Mackle molto spesso non capì (e quindi non tradusse adeguatamente) citazioni e riferimenti intertestuali operati da Boccaccio. La cautela che Mackle mostra in quest'altra traduzione nell'interpretare il testo originale, o quello che per errore gli sembra il testo originale, contrasta però con la grande sicurezza e disinvoltura che ha nell'affrontare le citazioni scritturali, campo che dimostra di padroneggiare sovranamente, ben altrimenti che non la letteratura italiana, della quale pure si cimenta a tradurre tre testi.

4.4. Passi scritturali

Le citazioni di passi scritturali da parte della Tarabotti sono innumerevoli e la padronanza e competenza con le quali Mackle le affronta è una delle caratteristiche più appariscenti della sua traduzione.

Talvolta il traduttore esplicita i riferimenti dell'originale con più precise indicazioni: in un passo già citato sopra non sarà sfuggito che, dove la Tarabotti accenna a «la guerriera di Betulia prode e valorosa» (Semplicità, 342), Mackle esplicita traducendo «Die Judith großmütig/ und tapfer» (Betrogene, 218).

Talvolta egli si spinge però anche oltre: laddove la Tarabotti scrive semplicemente «Trovassi nella sacra Genesi» (Semplicità, 227), egli completa l'indicazione bibliografica indicando capitolo e versetti «Man findet im 1. Buch Mose Cap. 4.3.4» (Betrogene, 70).

Oppure corregge addirittura un rimando biblico errato: «Jepte capitano di gran cuore, come si legge nel settimo capitolo de' Giudici» (Semplicità, 266), scrive la Taraboschi, ma Mackle corregge traducendo «Jephte ein großmütiger Hauptmann/ wie man im B. der Richter Cap II. lieset/» (Betrogene, 128) perché effettivamente il personaggio compare nel Cap. 11 e non nel 7 dei Giudici.

La questione si fa intricata quando il traduttore tedesco corregge la grafia di un nome biblico: «e a guisa di Datam e Abiron» si legge nel testo italiano (Semplicità, 324, ma anche A, 197); sono i nomi dei figli di Eliab, forse la Tarabotti mutuò la forma «Abiron» dalla Legenda aurea di Jacopo da Varagine, dove si trova effettivamente «Dathan et Abyron».38 Mackle traduce però «und euch wie Datham und Abiram» (Betrogene, 199). «Abiram» è la grafia che si trova anche nella traduzione di Lutero, mentre «Datam» diventa «Datham», non troppo dissimile dal luterano «Dathan». Anche nella più diffusa traduzione cattolica della Bibbia, quella di Johannes Eck, si trova però «Dathan vnd Abyron» (Numeri 16,1; 16,12; 16,24; 16,25; 16,27; 26,29 ecc.). E questo ci porta al problema dei possibili modelli di traduzione dei passi scritturali: problema complesso, ma che merita di essere almeno affrontato, perché si prospetta come rilevante anche per individuare il lettore ideale o quindi forse lo scopo della traduzione.

Nel 1527 fu pubblicata a Dresda una versione del Nuovo Testamento commissionata dal duca Giorgio di Sassonia a Hieronymus Emser perché correggesse teologicamente il Nuovo Testamento pubblicato da Lutero nel settembre 1524. La traduzione di Emser, soprattutto nella nuova edizione del 1528, ebbe larga diffusione nelle terre di lingua tedesca rimaste cattoliche e servì da base per la traduzione completa delle Sacre Scritture pubblicata nel 1537 da Johannes Eck, che divenne la traduzione cattolica e antiluterana per eccellenza, opposta a quella di Lutero anche dal punto di vista linguistico perché caratterizzata da forme dialettali austro-bavaresi. Assumiamo dunque come testi di riferimento, da una parte, la traduzione di Lutero nell'edizione definitiva del 1545, innumerevoli volte ristampata, ma sostanzialmente rimasta identica almeno fino all'edizione rimaneggiata del 1912:

BIBLIA | Das ist: | Die gantze Heilige Schift: Deudsch | Auffs New zugericht. | D. Mart. Luth. | Begnadet mit | Kurfürstlicher zu Sachsen Freiheit | Gedruckt zu Wittemberg | Durch Hanns Lufft | M.D.XLV.39 (d'ora in poi citata come Lutero)

e dall'altra la traduzione di Johannes Eck in un'edizione del 1550:

BIBEL | Alt vnd new Te|stament/ nach dem Text in der | hailigen Kirchen gebraucht/ durch | Doctor Johann Ecken/ mit fleiß/ auf | hochteutsch/ verdolmescht […] Mit Kayserlichen Maiestat Frey=|haiten/ nit nachzudrücken. | Gedruckt zu Jngolstadt durch Alexander vnd | Samuel Weissenhorn gebrüder. | Anno M. D. L. (esemplare della Bayerische Staatsbibliothek: 2. Rem. IV. 2, d'ora in poi citato come Eck);

Va subito premesso che Mackle adotta la terminologia scritturale usata dalle Bibbie tedesche: per esempio dove Tarabotti scrive «nel principio della Genesi» (Semplicità, 189), Mackle traduce «im Anfang des ersten Buches Mose», perché nelle Bibbie tedesche allora circolanti, sia in quella luterana che in quella cattolica, «das Erste Buch Mose» corrisponde alla Genesi. Ma a quale delle traduzioni, la luterana o la cattolica, si rifà o almeno si appoggia il nostro traduttore?

Bastino alcuni esempi per illustrare come i passi scritturali citati dalla Tarabotti risultano nelle versioni di Lutero, di Eck e di Mackle e quindi gli eventuali rapporti tra di essi:

1. Semplicità, 183: Vidit deus cunta, quae fecerat et erant valde bona [Genesi, 1, 31]
Lutero: Und Gott sahe an alles was er gemacht hatte/ Vnd siehe da/ es war seer gut.
Eck: vnnd GOTT sahe alle ding die er gemacht hat vnd warend fast guot
Betrogene, 19: Gott sahe an alles/ was er gemacht hatte/und war alles sehr gut.

2. Semplicità, 183: Non est bonum hominem esse solum, faciamus ei adiutorium simile sibi [Genesi 2, 18]
Lutero: Es ist nicht gut das der Mensch allein sey / Jch wil jm ein Gehülffen machen / die vmb jn sey
Eck: Es ist nit guot/ das der mensch allain sey: wir wollen machen jhm ain hilf jhm gleich
Betrogene, 19: Es ist nicht gut/ daß der Mensch allein sey/ lasset uns ihm eine Gehülffin machen/ die um ihm sey.

3. Semplicità, 188: Complevitque Deus die septimo opus suum, quod fecerat, et requievit ab omni opere, quod patrarat [Genesi 2,2]
Lutero: Vnd also volendet Gott am siebenden tage seine Werck die er machet / vnd rugete am siebenden tage / von allen seinen Wercken die er machet
Eck: vnd GOTT hat volbracht am sibenden tag/ sein werck das er gemachet het: vnd er rüwet am sibenden tag von allem werck/ das er volbracht het
Betrogene, 25: Vnd Gott hat am siebenden Tage seine Werke vollbracht: vnd hat geruhet/ von allem seinem Werk/ das er gemachet hatte

4. Semplicità, 191: Crescite et moltiplicamini [Genesi, 1,22]
Lutero: Seid fruchtbar vnd mehret euch
Eck: Wachsent/ vnd werden gemert
Betrogene, 29: wachset und mehret euch

Dall'esame di questi passi risulta evidente che Mackle non si serve direttamente di nessuna delle due traduzioni, sembra però conoscerle oppure arrivare indipendentemente a soluzioni analoghe.

5. Semplicità, 192: Diligite uxores vestras, sicut et Christus dilexit Ecclesiam [Efesini 5,25]
Lutero: JR Menner / liebet ewre Weiber / Gleich wie Christus geliebet hat die Gemeine
Eck: Jr mann liebend ewre weiber/ gleich wie Christus geliebt hat die kirchen
Betrogene, 3: Liebet euere Weiber/ gleich wie Christus die Kirche geliebet hat.

Questo passo potrebbe avere valore risolutivo, perché il vocabolo latino «ecclesia» della Vulgata viene tradotto da Lutero come «Gemeine» (comunità), scelta mantenuta anche dalle edizioni moderne, mentre Eck lo traduce letteralmente con «kirche» (chiesa), scelta condivisa da Mackle: occorre però chiedersi se quest'ultimo, così facendo, sia in sintonia con le preoccupazioni di Lutero di non giustificare l'esistenza della Chiesa cattolica oppure se traduca letteralmente dal latino, senza essere consapevole dell'implicazione confessionale di questa scelta.

6. Semplicità, 193: Vos ex patre diabolo estis et desideria patris vestris vultis facere [Giovanni, 8, 44]
Lutero: JR seid von dem Vater dem Teufel / vnd nach ewers Vaterslust wolt jr thun
Eck: Jhr seit von dem vatter dem teuffel/ vnd nach ewers vatters lust wölt jhr thün
Betrogene, 31: Jhr seyd vom Teufel/ und begehret euers Vaters Wunsch zu thun

Questo passo sembra suggerire che Mackle traduca direttamente e letteralmente dal latino («desideria» diventa «Wunsch») senza lasciarsi influenzare né da Lutero, né da Eck che traducono invece«desideria» con «lust» ossia 'voglia'.

7. Semplicità, 277: Erravimus a via veritatis. Iustitiae lumen non illuxit nobis. Sol intelligentiae non ortus est nobis. Lassati sumus in via iniquitatiis. Ambulavimus in vias difficiles, viam autem Domini ignoravimus [Sapienza 5, 6-7]
Lutero: DARumb so haben wir des rechten weges gefeilet / vnd das Liecht der Gerechtigkeit hat vns nicht geschienen / vnd die Sonne ist vns nicht auffgangen. Wir haben eitel vnrechte vnd schedliche wege gegangen / vnd haben gewandelt wüste vnwege / Aber des HERRN weg haben wir nicht gewust.
Eck: Wir seindt von dem weg der warhait jrr gangen. Das liecht der gerechtigkeit hat vns nit geleüchtet/ vnnd die sonne des verstands ist uns nit auffgangen: Müd seindt wir worden in dem weg der boßheit vnd der verderbnuß: Schwäre weg seindt wir gangen: aber von dem weg des herren haben wir nit gewißt
Betrogene, 144: Wir haben geirret von dem Weg der Wahrheit. Das Liecht der Gerechtigkeit hat uns nicht geleuchtet. Die Sonne des Verstandes ist uns nicht uuffgegangen. Wir seyn ermüdet auf dem weg der Vbertrettung. Wir seyn auff beschwerlichen Wegen gewandelt/ aber des Herren Weg haben wir nicht gewusst.

Eck e Mackle rendono puntualmente «sol intelligentiae» come «sole dell'intelletto», mentre Lutero preferisce non riconoscere alcuna funzione a questa capacità umana e traduce soltanto «sole». Anche qui Mackle potrebbe tradurre direttamente dall'originale oppure lasciarsi influenzare da Eck. Lutero omette anche di tradurre «Lassati sumus in via iniquitatiis», sintagma che Mackle traduce però ben diversamente da Eck, fornendo un'ulteriore conferma che egli muove direttamente dal testo latino, senza consultare Lutero o Eck.

8. Semplicità, 310: Non coronabitur, nisi qui legitime certaverit [Seconda Timoteo, 2,5]
Lutero: Vnd so jemand auch kempffet / wird er doch nicht gekrönet / er kempffe denn recht
Eck: Dann auch ainer der do kempfft nit gekrönt würt/ er kempff dann redlich
Betrogene, 122-123: Es wird keiner gekrönet/ er habe dan ritterlich gekämpfet

In questo passo Mackle adegua l'avverbio «legitime» alle aspettative della società feudale assolutistica tedesca della seconda metà del Seicento, ormai dominata dalla moda del «Kavalier» galante, traducendolo con «cavallerescamente», scelta nettamente diversa da quelle di Lutero (che traduce con «giustamente») e di Eck («onestamente») e quindi sicuramente autonoma.

9. Semplicità, 317: sanctificatus est enim vir infidelis per mulierem fidelem [Prima Corinzi, 7, 14]
Lutero: Denn der vngleubige Man ist geheiliget durchs Weib
Eck: Dann der vngleubig mann ist gehailigt duch das gleubig weib
Betrogene, 187: Dan der Mann ist geheiliget durch das glaubige Weib

Anche in questo passo Mackle conferma una sostanziale indipendenza dai due suoi più illustri predecessori, nonché una certa libertà nel tradurre l'originale.

In conclusione: non si può provare la dipendenza di Mackle né dalla traduzione luterana, né da quella cattolica delle Sacre Scritture. Probabilmente egli trova più semplice e più veloce tradurre direttamente dalle citazioni scritturali latine che trova nel testo italiano piuttosto che andare a cercare i corrispondenti passi nelle traduzioni già circolanti. Questo procedimento lo porta in alcuni casi (passi 4.4.5 e 4.4.7) a scelte opposte a quelle fatte da Lutero, ma senza che per questo si possa attribuire a Mackle la deliberata intenzione di omologare la sua traduzione alla dottrina cattolica. Questo traduttore ha infatti già mostrato, traducendo dall'italiano, scarsa attenzione per i significati profondi e impliciti del testo di partenza, sicché è lecito supporre che anche ora, quando traduce «ecclesia» con «kirche», anzi che con «Gemeinde», oppure «sol intelligentiae» con «Sonne des Verstandes», anzi che espungere il complemento di specificazione, semplicemente non avverta le implicazioni teologiche e confessionali di queste scelte. Non possiamo quindi attribuirgli tolleranza o addirittura indifferenza verso le questioni teologiche e confessionali, ma soltanto incapacità di coglierle quando esse non siano esplicite: la conferma è fornita dal fatto che altrove, dove le implicazioni confessionali di vocaboli, sintagmi e interi passi del testo italiano sono ben più evidenti, Mackle non esita invece a intervenire.

5. Omologazione

Mackle è ovviamente consapevole che sta traducendo un testo scritto da una suora cattolica, tant'è che la sua preoccupazione principale sembrerebbe omologare questo testo a un pubblico luterano.

5.1. Omissione di riferimenti a Lutero e ad altri riformatori

In primo luogo il traduttore elimina i riferimenti critici a Lutero, a Calvino e a Enrico VIII, ma non ad altre «eresie»:

1. Semplicità, 257-258: Le sette Pelagiane, Ariane e Manichee ebbero la maggior parte i natali fra claustri e romitorii religiosi d'uomini, che superati dalla superbia pretesero con eresie disseminate di farsi seguace il mondo. La Chiesa Catolica non ha mai patito persecuzioni più veementi che dal falso Lutero, che di religioso divenne sacrilego apostata. Nonostante però tante vergognose e empie operazioni del sesso virile [...]
Betrogene, 117: Die Pelagianer/ Arianer/ und Manicheer haben ihren Vrsprung in denen Clöstern genommen/ welche von Hoffart überwunden/ mit hin und her zerstreueten Ketzereyen/ die Welt ihnen anhängig zu machen/ sucheten. Vnd hierhin hat die Christliche Catholische Kirche/ die stärkeste Verfolgung gelitten.
Vnangesehen so schändlicher/ und heilloser Thaten des Männlichen Geschlechtes [...]

2. Semplicità, 300: Ario iniquissimo eretico, che denegò d'obedire alla Chiesa, lo scelerato e sacrilego Macometto, che tiene ingannata la maggior parte dell'Oriente sono pur uomini, e non donne. Tali son anche Martin Lutero, Calvino e Arigo, de' quali altri negava l'incarnazion del Verbo, altri la virginità di Maria doppo il parto. Maledette lingue, aborti, anzi mostri di natura, sempre mentitori per genio e per elezione. In contraposto [...]
Betrogen, 168: Der böse Ketzer Ariuss/ welcher der Kirche den Gehorsam absagte/ und der lasterhafftige und Gotteslästerliche Machomet/ welcher den grösten Theil des Moren-Länder betrogen hält/sind gleichwol Männer/ und keine Weiber. Hingegen […]

3. Semplicità 365: cose appartenenti alla santa e verace fede, ma traboccate negli empi concetti degli Eretici, Luterani e Apostati, assentendo ai perfidi pensieri di Pelagio
Betrogene, 248: und andere Dinge/ die der heiligen/ und Christlichen Religion gehören/ sondern fallet in die Gottlose Kezereyen/ dem ungetreuen Pelagius zustimmende.

5.2. Modifica del ruolo di Maria

In secondo luogo Mackle corregge il ruolo di Maria, trasformandola da Regina a 'semplice' madre di Gesù e soprattutto non direttamente coinvolta nella salvezza delle anime, in piena consonanza con la posizione sostenuta da Lutero, per il quale l'opera di salvezza è conclusa e perfetta con il sacrificio di Cristo, che non ha alcun bisogno di intermediari e collaboratori. Se dunque per la Tarabotti Maria è la Regina che addirittura che apre la porta del Paradiso, per Mackle ella è 'soltanto' la madre di Colui che apre la porta del Paradiso:

1. Semplicità, 339: poiché dalla Regina Maria, come altrove dissi, vi fu aperta la porta del Paradiso, che da voi era stata con le vostre iniquità chiusa, mi son data per così dire a lambir le glorie di Maria.
Betrogene, 216: Dan die Maria ist eine Mutter dessen, der euch die Pforte des Paradieses/ welche von euch mit eueren Mißthaten verrigelt worden/ auffgeschlossen.

Mackle omette (Betrogene, 216) circa 5 pagine dell'originale, dove la Tarabotti si diffonde nelle lodi di Maria, ponendola a prototipo e protettrice delle donne (Semplicità, 339-341 = A, 222-226); taglia altre quasi 3 pagine dell'originale (Semplicità, 345-346 = A, 232-234) dove l'autrice italiana prega e loda Maria Vergine; infine tralascia l'aneddoto della Vergine adorata da Augusto (Semplicità 356, da «La Sibilla» fino a «Dio»).

5.3. Modifica del ruolo di Pietro

In terzo luogo Mackle corregge il ruolo di Pietro che da «Apostolo e Vicario di Giesù» (Semplicità, 366) diventa un semplice «Apostel Jesu» (Betrogene, 250), ribadendo implicitamente quel che aveva già sostenuto Lutero a partire dallo scritto An den christlichen Adel deutscher Nation (1520), cioè che né Pietro né, tantomeno, i suoi successori, i Papi, sono giustificati nella pretesa di governare la comunità cristiana.

5.4. Declassamento del matrimonio

Infine Mackle declassa il matrimonio da sacramento a semplice contratto, come era stato fatto da Lutero già nello scritto Von der babylonischen gefangeschaft der Kirche (1520):

1. Semplicità, 212-213: Se nel sacramento del matrimonio, contratto nel Paradiso in istato d'innocenza, essequito e confirmato nelle persone di tanti Patriarchi e Profeti, corroborato dall'assistenza di Cristo, e autenticato dall'essempio della medesima beatissima Vergine, benché fuori dalla legge ordinaria, e senza offesa del suo candor virginale [...]
Betrogene, 57: Wan die im Paradies im Stande der Vnschuld gemachte: in so vielen Patriarchen und Propheten vollgezogene und bestätigte/ von Christus Gegenwart bekräfftigte/ und vom Exempel der seligsten Junngfrauen selbsten/ obschon ausser dem gewöhnlichen Gesätz/ und ohn Beleidigung jhrer jungfräulichen Zucht/ gut geheissene Ehen […].

6. Appropriazione

Abbiamo visto come, nonostante traduca nel giro di pochi anni tre testi letterari italiani, Mackle non si distingua per conoscenza della letteratura italiana; per contro in Die Betrogene Einfalt egli si mostra ben consapevole delle differenze teologiche che contrapponevano la dottrina cattolica a quella di Lutero. Le sue omissioni e correzioni in questo campo contrastano però con la libertà che dimostra nel rendere i testi scritturali senza rifarsi a una delle versioni confessionali, in anni in cui ricorrere a una o all'altra sarebbe stato inteso come una precisa presa di posizione. Se non si cura di mostrarsi apertamente luterano o cattolico, Mackle40 però si cautela accuratamente contro il rischio che Die Betrogene Einfalt possa essere intesa come uno scritto polemico antiluterano. D'altronde lo scopo dell'autrice italiana non era certamente la polemica confessionale, ma la difesa dei diritti femminili contro la sopraffazione paterna in particolare e maschile in genere; le accuse contro Lutero e gli altri «eretici» non erano motivate nella Tarabotti da sincero zelo confessionale, bensì dalla preoccupazione che la condanna della monacazione forzata non fosse fraintesa come critica alla Chiesa cattolica e di conseguenza condannata e vietata in patria. Non a caso, a parte L'inferno monacale, La semplicità ingannata fu l'unico dei suoi scritti che la Tarabotti non riuscì, nonostante diversi tentativi, a far pubblicare.41 Il testo fu, in effetti, stampato solo postumo, e sicuramente all'estero; fu anche l'unico a esser tradotto in lingua straniera, e segnatamente in tedesco, lingua 'anche' dei protestanti. Che non venisse pubblicato in terre cattoliche, ma in Olanda (e forse anche, ma di nascosto e con false indicazioni, a Venezia) e che fosse poi tradotto in tedesco sono tutti segnali che concordano nel ricordare a un lettore moderno, forse meno attento alle implicazioni confessionali di quanto lo fosse uno del Seicento, come il potenziale messaggio di critica anticattolica, contro il quale la Tarabotti aveva inteso cautelarsi inserendo i passi in cui prendeva le distanze da Lutero e da altri «eretici», fosse presente, ma tutt'altro che latente nel suo testo, come una bomba ben visibile che aveva solo bisogno d'essere innescata.

L'unica 'sicura' che impediva la deflagrazione di questa bomba erano appunto le esplicite e talvolta ostentate prese di distanza dell'autrice da Maometto, da Lutero e dagli altri «eretici», nonché gli espliciti o impliciti riferimenti ai dogmi cattolici. L'omologazione operata dal traduttore tedesco, per quanto avvenga soprattutto per sottrazione, elimina proprio questa 'sicura'; detto altrimenti: l'omologazione sbilancia l'intera struttura ideologica del testo, rendendo Die Betrogene Einfalt irrimediabilmente 'altra' da quella che era, o voleva essere, La semplicità ingannata, e questo non solo per i diversi codici linguistici in cui i due testi risultano redatti, bensì perché la traduzione tedesca innesca di fatto la bomba, cioè il messaggio potenzialmente anticattolico, trasforma la condanna della monacazione forzata, che per la Tarabotti era conseguenza della tirannia paterna e della supremazia maschile, anche in una critica della Chiesa di Roma. Quindi, che ne fosse consapevole o no, Mackle non traduce soltanto La semplicità ingannata, ma in realtà se ne appropria, perché, nella sua traduzione, lo scritto risulta latore anche di un messaggio diverso, anzi opposto all'intento originario della monaca veneziana.


Note

↑ 1 Vedi M. INFELISE, «Books and Politics in Arcangela Tarabotti's Venise», in E. B. WEAVER (ed.), Arcangela Tarabotti. A Literary Nun in Baroque Venice, Ravenna, Longo, 2006, p. 57, nota 1.

↑ 2 E. ZANETTE, Suor Arcangela, monaca del Seicento Veneziano, Venezia-Roma, Istituto per la collaborazione culturale, 1960, p. 18-19, conta quattro fratelli, di cui due morti in tenera età e cinque sorelle, oltre Elena/Arcangela; M. RODDEWIG, «Feministischer Protest und Ergebungsversuch einer venetianischen Nonne des Seicento: Arcangela Tarabotti (1604-1652)» in S. LÖWE, A. MARTINO, A. NOE (Hrsg.), Literatur ohne Grenzen. Festschrift für Erike Kanduth. Frankfurt/M. (et. al.), Peter Lang, 1993, p. 354 conta invece solo quattro sorelle e quattro fratelli.

↑ 3 RODDEWIG, p. 355 le imputa addirittura «bruttezza».

↑ 4 S. BORTOT, «Introduzione» in ARCANGELA TARABOTTI, La semplicità ingannata. Edizione critica e commentata a cura di S. BORTOT. Presentazione di D. PEROCCO, Padova, Il Poligrafo, 2007,p. 25.

↑ 5 ZANETTE, p. 83 e 450.

↑ 6 BORTOT, p. 27.

↑ 7 BORTOT, p. 28.

↑ 8 BORTOT, p. 40.

↑ 9 Bisogna dire che la Tarabotti non era l'unica a insorgere contro il rigurgito di misoginia che si verificò tra Cinquecento e Seicento: RODDEWIG la inquadra anzi tra le scrittrici «femministe». Sul femminismo della Tarabotti vedi anche ZANETTE, p. 211-237.

↑ 10 BORTOT, p. 41.

↑ 11 Iniziali di «Donna Arcangela Tarabotti».

↑ 12 Anche se la composizione de La semplicità ingannata si estende per più di un ventennio, dal 1620 al 1643: cfr. BORTOT, p. 153-154.

↑ 13 BORTOT, p. 42.

↑ 14 BORTOT, p. 44.

↑ 15 BORTOT, p. 79.

↑ 16 BORTOT, p. 158; per la RODDEWIG, p. 356, il luogo di stampa sarebbe stato «probabilmente Parigi», ma ella arriva a questa conclusione fraintendendo ZANETTE, secondo il quale invece, p. 440-441 il luogo di stampa sarebbe la stessa Venezia e lo stampatore il friulano Francesco Valvasense che nel 1649 fu processato dall'Inquisizione veneziana per eresia, accusato di aver stampato libri «senza licenza, contenenti propositioni heretticali, pernitiosi, et contrari alla nostra Santa Fede»; il Valvasense aveva pubblicato anche l'Antisatira della Tarabotti.

↑ 17 BORTOT, p. 159 con ulteriori rimandi critici.

↑ 18 Su questa stampa, definita «testimone A», si basa l'edizione critica, impostata su criteri conservativi, della BORTOT, che d'ora in poi citerò solo come Semplicità, seguita direttamente dalle pp., controllando però in sporadici casi su un esemplare della Bayerische Staatsbibliothek: 819400 Ph. pr. 543#Beibd. 1, che abbrevierò appunto come A.

↑ 19 Per un accurato confronto rimando a BORTOT, p. 159-162, la quale individua tra le due stampe e un manoscritto «un contenuto numero di varianti non significative e di errori poligenetici» (p. 160).

↑ 20 BORTOT, p. 162, nota 32.

↑ 21 La prima e per ora unica, anche se M. HUBER e E. GÖSSMANN («Arcangela Tarabotti (1604-1652): La Semplicità ingannata» in E. GÖSSMANN (Hrsg.), Archiv für philosophie- und theologiegeschichtliche Frauenforschung, vol. 6: Kennt der Geist kein Geschlecht?, München, Judicium, 1994, pp. 109-134) traducono ampi passi de La semplicità ingannata.

↑ 22 Vedi R. DE POL, «“Konfekt mit Parmesankäse”. Zur ersten deutschen “Übersetzung” des Corbaccio», in I. BENNEWITZ (Hrsg.), Giovanni Boccaccio. Italienisch-deutscher Kulturtransfer von der frühen Neuzeit bis zur Gegenwart, Bamberg, University of Bamberg Press, 2015, pp. 77-102 al quale rimando anche (pp. 82-84) per un'analisi della produzione dell'editore Georg Müller.

↑ 23 La segreteria di Apollo che segue gli Ragguagli di Parnaso del Boccalini di ANTONIO SANTACROCE (Leida 1653), tradotto come Des Apollo Geheimschreib- Kammer- welche auf des Parnassus Zeitungen TRAJ. BOCCALINI folget / Übergesetzet durch Johann Makle. Frankfurt/ in Georg Müllers Verlag, 1661.

↑ 24 Cfr. BORTOT, p. 161.

↑ 25 Il Primo libro (pp. 13-118) risulta diviso in 211 paragrafi, il Secondo (pp. 119-211) in 183, il Terzo (pp. 211-283) in 160. Il passaggio tra Primo e Secondo libro è marcato dalle righe che sono rastremate a scendere e da un cambio di pagina, quello tra Secondo e Terzo solo dal titolo del nuovo libro.

↑ 26 2 da Orazio (Sermones ed Epistulae), 2 da Catone (Disticha), 1 da Virgilio (Aeneis), 1 da Aristotele (Ars Rhetorica), 1 da Ovidio (Amores), 1 da Boetio (De consolatione) e 1 da un autore non identificabile.

↑ 27 Nell'originale stampa tedesca tutte le traduzioni delle citazioni in versi sono evidenziate in grassetto.

↑ 28 «Suono strepitoso di voce umana» definisce “grido»il Vocabolario della Crusca del 1612: VOCABOLARIO | degli | ACCADEMICI | della | CRUSCA | CON TRE INDICI DELLE VOCI | locuzioni, e prouerbi Latini, e Greci, posti per entro l'opera. […] IN VENEZIA MDCXII | appresso Giouanni Alberti (ristampa Firenze 1976), p. 403.

↑ 29 Vedi «grida» in Vocabolario della Crusca, p. 402.

↑ 30 «seno» si trova infatti anche in A, 37. La BORTOT, fedele al principio conservativo cui impronta la sua edizione critica, non ritiene correggerlo, anche se in nota riporta (p. 205, nota 129) che nel Che le donne sieno della spezie degli uomini compare la stessa argomentazione con però il vocabolo «senno».

↑ 31 Mentre, trovando «essiglio» nel testo italiano (Semplicità, p. 235), lo interpreta correttamente con «Verweisung» (Betrogene, 84).

↑ 32 4 citazioni dal Paradiso, 2 dall'Inferno, 1 dal Purgatorio, alle quali si dovrebbe aggiungere una parafrasi inesatta o tendenziosa dall'Inferno. Il nome Dante però viene espressamente menzionato solo 5 volte.

↑ 33 5 citazioni dall'Orlando furioso, 1 dalle Satire, alle quali bisognerebbe aggiungere una citazione approssimativa che altrimenti è attribuibile a ignoto. L'Ariosto però viene espressamente nominato solo 5 volte.

↑ 34 2 citazioni dal Canzoniere, 1 dal Triumphus mortis, 1 dal Triumphus cupidinis, ma solo una volta Petrarca viene espressamente nominato.

↑ 35 2 citazioni dalla Gerusalemme liberata, ma solo 1 volta l'autore viene espessamente nominato

↑ 36 1 citazione da Tredici canti del Filidoro (Venezia, 1581).

↑ 37 Mentre dell'Orlando furioso e della Gerusalemme liberata circolavano le traduzioni tedesche di Diederich von dem Werder (Die historia vom Rasenden Roland, Leipzig, 1632-36 e Gottfried oder Erlösetes Jerusalem, Frankfurt/M., 1626 e nuova versione 1651), mancò fino alla metà del XVIII secolo una traduzione tedesca della Commedia; fino ad allora Dante venne recepito parzialmente e spesso solo come critico della Chiesa: vedi L. MARINCONZ, Studien zu Dante-Übersetzungen in Deutschland, Diss. Innsbruck, 1961 e H. RHEINFELDER, Dante-Studien. Hrsg. von M. RODDEWIG, Köln-Wien, Böhlau, 1975.

↑ 38 J. DA VARAZZE, Legenda aurea, a cura di A e L. VITALE BROVARONE, Torino, Einaudi, 1995, p. 88.

↑ 39 Die Luther-Bibel. Originalausgabe 1545 und revidierte Fassung 1912, Berlin, Directmedia, 2000.

↑ 40 Per comodità ci riferiamo qui al traduttore come se fosse unico e diretto responsabile di queste scelte, ma dobbiamo almeno segnalare l'eventualità che esse gli fossero dettate dall'editore Georg Müller, la cui strategia editoriale negli anni 1652-1677 sembra comunque orientata a pubblicare più manuali e saggi divulgativi che testi religiosi o morali: vedi per ulteriori dettagli DE POL.

↑ 41 Secondo ZANETTE, p. 421 «i primi approcci dell'autrice per ottenere la licenza per la stampa furono fatti naturalmente verso le autorità veneziane e sembrano da collocarsi al principio del '43», un ulteriore tentativo potrebbe risalire al 1644, quando poté sembrare che lo scritto si potesse pubblicare presso il Valvasense (ZANETTE, p. 422); un altro al 1645 quando la Tarabotti chiese alla granduchessa Vittoria Medici l'intercessione a poter pubblicare «da Roma, over da Firenze» (ZANETTE, p. 423); una quarta volta tentò di far pubblicare lo scritto a Parigi, affidando il manoscritto a un giovane segretario dell'ambasciata francese e interessando perfino Gabriel Naudé e Mazarino (ZANETTE, p. 424-430).

 

Dipartimento di Lingue e Culture Moderne - Università di Genova
Open Access Journal - ISSN 1824-7482