Publifarum n° 26 - Du labyrinthe à la toile / Dal labirinto alla rete

...e a Santa Rosa (CA) Beowulf incontrò Roland. La “Chanson de Roland” riscritta nella serie a fumetti “Kid Beowulf” di Alexis E. Fajardo

Chiara BENATI



Abstract

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La serie di graphic novels Kid Beowulf di Alexis E. Fajardo segue le avventure di un Beowulf dodicenne che, insieme al gemello Grendel, viaggia attraverso gli scenari dei grandi poemi epici della letteratura mondiale. In questo studio il secondo volume della serie – Kid Beowulf and the Song of Roland (2010) – viene analizzato facendo riferimento al suo rapporto con la tradizione carolingia ed, in particolare, con la Chanson de Roland antico-francese.

1. «Kid Beowulf»: il progetto editoriale

Disegnatore della striscia Peanuts presso il Charles M. Schulz Studio di Santa Rosa (CA), Alexis E. Fajardo nel 2004 dà inizio al primo proprio progetto autonomo pubblicando Kid Beowulf and the Blood-Bound Oath, primo volume di una serie di graphic novel il cui protagonista, il dodicenne Beowulf, si muove – insieme al gemello Grendel – attraverso i grandi poemi epici e i classici della letteratura mondiale.

A questo primo volume, necessariamente ispirato al poema anglosassone ne sono, fino ad ora, seguiti altri due – Kid Beowulf and The Song of Roland (2010) e Kid Beowulf and the Rise of El Cid (2013) – dedicati, rispettivamente, alla Chanson de Roland e al Cantar del mio Cid spagnolo. Questi primi tre volumi sono affiancati da The Kid Beowulf Reader: A Handbook for Teaching, Reading and Enjoying the First Trilogy (2014), una guida per l’uso in classe della trilogia che, oltre ad alcuni retroscena sulla nascita del fumetto, fornisce anche una serie di informazioni storiche sugli eventi e sui personaggi citati. La guida anticipa, tra l’altro, che attraverso i loro viaggi in paesi lontani e i loro incontri con i protagonisti di altri poemi epici i due gemelli prenderanno coscienza del loro vero destino: combattere l’uno contro l’altro come descritto nel poema anglosassone. Scopo dell’autore è, quindi, raccontare come Beowulf e Grendel siano arrivati al punto di affrontarsi in un duello all’ultimo sangue e di prefigurare il loro scontro finale nelle avventure che condividono.1

Sempre nel 2014 è, inoltre, stata pubblicata una storia breve, Kid Beowulfs Eddas. Shield and the Dragon, con la quale Fajardo intende dare inizio a una nuova serie di racconti a fumetti, completamente a colori, in cui vengono approfonditi singoli episodi del passato dei personaggi – anche minori – già incontrati dai lettori nei precedenti capitoli della serie. In questo caso, vengono presi in considerazione i trascorsi tra Shild e il Drago che, in Kid Beowulf and the Blood-Bound Oath, erano stati soltanto accennati, facendo riferimento al fatto che il loro precedente incontro era costato un occhio al Drago e una mano a Shild.2

2. «Kid Beowulf and the Blood-Bound Oath»: l’antefatto della vicenda

All’inizio di Kid Beowulf and The Song of Roland incontriamo i due antagonisti del poema epico anglosassone, qui gemelli molto diversi e non particolarmente affiatati, in cammino verso la Francia, dove il loro zio Ogier si è da tempo stabilito, diventando uno dei Paladini di Carlo Magno. Questa situazione è la diretta conseguenza degli avvenimenti narrati nel volume precedente – Kid Beowulf and the Blood-Bound Oath – che costituisce l’antefatto per lo sviluppo successivo della vicenda.

Il testo è suddiviso in tre capitoli intitolati, rispettivamente, The past, The present e The future, preceduti da un prologo, in cui viene sinteticamente illustrato il contenuto del poema originale. L’ipotesto del prologo viene successivamente ‘confutato’3 dall’ipertesto di Fajardo che viene presentato come la vera storia di Beowulf, così come non è mai stata raccontata.

Il primo capitolo, ambientato nella terra dei Danesi, è incentrato sulla figura di Hrothgar, il nonno dei gemelli. Invaghitosi della bella Yrs, Hrothgar decide di farla sua e si mette in viaggio per procurarsi un anello da donarle. Ad un certo punto del cammino, il giovane si imbatte in un lago bollente popolato da creature simili a serpenti, costruisce una zattera per attraversarlo, ma viene catturato dai serpenti e portato sul fondo, dove si trova faccia a faccia con un gigantesco drago, con cui stringe un patto di sangue. Rafforzato dal sangue del Drago, Hrothgar riemerge dal lago bollente, si imbatte nel fratello Ogier e scopre che sono trascorsi tre anni dal loro ultimo incontro. Nonostante sia andata in sposa a un altro uomo, appartenente alla stirpe degli Heaðobard, Yrs accetta di seguire Hrothgar per salvare la vita della sua gente e del suo sposo. Mesi dopo, Yrs dà alla luce una creatura mostruosa e muore poco dopo il parto. Alla vista della figlia, Hrothgar è terrorizzato e fugge a chiedere spiegazioni al Drago, che gli ordina di portagli la piccola Gertrude – sangue del suo sangue – e, poi, di non farsi più vedere nelle vicinanze.

La seconda parte del racconto – The present – inizia nella terra dei Geati, dove viene preparata una spedizione per aiutare i Danesi nella costruzione di Herot. Alla spedizione partecipano anche i giovani Edgetho e Higlac. L’arrivo dei Geati viene festeggiato con un grande banchetto a cui assiste, da lontano, Gertrude. Pur vivendo con il Drago, infatti, la ragazza-lucertola è fortemente attratta dal mondo degli umani e di quel padre che, come il Drago continua a ricordarle, non ha voluto tenerla con sé per paura («men fear what they don’t understand»). 4 Durante un attacco degli Heaðobard contro Herot, sarà proprio Getrude a salvare i Danesi e il padre Hrothgar. Nell’attacco il giovane Edgetho viene ferito e cade svenuto. Vedendolo a terra privo di sensi, Getrude lo porta dal Drago affinché questi lo curi. Convinta che il ragazzo sia diverso dagli altri umani che hanno sempre mostrato solo paura e orrore nei suoi confronti, chiede al Drago di farle assumere sembianze umane, così che Edgetho possa innamorarsi di lei. La trasformazione non potrà essere permanente, ma avrà effetto soltanto fino alla nascita di quel figlio che Gertrude tanto desidera per compiacere il padre naturale dandogli un erede per il trono dei Danesi. Due anni dopo, il sogno di Gertrude sta per realizzarsi: vive insieme a Edgetho e aspetta un figlio da lui. Quando giunge il momento, Gertrude dà alla luce due gemelli, uno dalle sembianze umane e uno del tutto simile a lei che, nel frattempo, ha riassunto il suo aspetto abituale. Nel vederla Edgetho rimane sconvolto, ma prima che possa appieno comprendere la situazione sopraggiungono Hrothgar e il Drago, entrambi interessati esclusivamente al bambino dall’aspetto umano che il padre ha deciso di chiamare Beowulf. L’incontro tra i due antichi nemici degenera, Edgetho ne approfitta per prendere il bimbo e fuggire per mare, ma il Drago ne fa affondare la barca: Edgetho annega e il fagotto contenente il piccolo Beowulf va alla deriva.

Il terzo e ultimo capitolo comincia di nuovo nella terra dei Geati, dove ritroviamo Beowulf, un adolescente impacciato e pauroso, che vive un’esitenza normale, protetto dalla sua stessa identità: è predestinato a uccidere il Drago, ma sarà al sicuro finché sia Hrothgar sia il Drago continueranno a ritenerlo morto. È il fantasma del padre a rivelargli la sua vera origine e a parlargli dell’esistenza del gemello Grendel. Il richiamo della terra natale diventa a questo punto irresistibile per il ragazzo che riesce a intrufolarsi su una nave carica di provviste in partenza per la terra dei Danesi. La nave viene attaccata dagli Heaðobard e Beowulf si ritrova da solo con un maialino – Hama – che accompagnerà lui e Grendel anche nelle avventure successive. Nel tentativo di riunirsi con i suoi compagni, Beowulf si inoltra nella foresta e viene catturato dagli Heaðobard che intendono farlo combattere all’ultimo sangue con Grendel, che era stato catturato in precedenza. Proprio mentre questo duello sta per avere inizio, Gertrude viene avvertita dal fantasma di Edgetho del pericolo corso da entrambi i suoi figli e accorre a separarli. Il re degli Heaðobard si dimostra inflessibile ed insisite sulla necessità che i ragazzi vengano puniti: Hrothgar dovrà scegliere per loro tra la morte e l’esilio. Gertrude avrà un mese per stare con i suoi figli, ma trascorso questo i due dovranno andarsene. Hrothgar propone di mandarli in Francia dal fratello. Prima che questo avvenga, però, Beowulf e Grendel devono conoscere il loro altro nonno, il Drago. Questi comincia a raccontare del mondo quando era giovane, quando gli dei erano nuovi e i mostri vagavano per la terra. Con le parole «the beginning...» che lo collegano direttamente al secondo volume della serie si chiude Kid Beowulf and the Blood-Bound Oath.

3. «Kid Beowulf and the Song of Roland»

Come il primo graphic novel della serie, anche Kid Beowulf and the Song of Roland è introdotto da un prologo in cui viene sinteticamente esposto, attraverso una serie di quadri corredati da didascalie rimate, il contenuto della chanson de geste antico-francese. A differenza di quanto avviene in Kid Beowulf and the Blood-Bound Oath, la confutazione dell’ipotesto non è esplicita, bensì viene realizzata in modo implicito attraverso la semplice giustapposizione al prologo del racconto di Fajardo.

Questo, suddiviso in quattro parti e un epilogo, si apre, come si è accennato in precedenza, con Beowulf, Grendel e il maialino Hama che, ancora nella terra dei Danesi (Daneland), si mettono in cammino per raggiungere la Francia e il prozio Ogier. Durante il viaggio, la lettura di una serie di lettere scritte da Ogier al fratello introduce un flashback, in cui vengono riassunte le sue avventure e, soprattutto, viene descritto il suo incontro con i Paladini, della cui cerchia entrerà a far parte dopo aver salvato Carlo Magno nella battaglia contro Marsilion. In un altro flashback, ambientato a Rennes, viene presentato Roland che, ridotto in miseria dal patrigno Ganelon, è costretto a rubare per sostentare se stesso e la madre malata. Venuto a conoscenza della miseria in cui sono costretti a vivere la sorella e il nipote, Carlo Magno li prende sotto la propria protezione e decide di inviare, senza alcuna scorta, Ganelon a Saragoza come messaggero presso re Marsilion. In occasione di questo incontro Ganelon e Marsilion decidono di fingere di rispettare i termini dell’accordo di pace imposto da Carlo Magno, per poi colpirlo a tradimento anche con l’ausilio di Abul-Abaz, un elefante che, secondo Marsilion rappresenterà un’arma segreta potenzialmente determinante per sconfiggere i Franchi.

La seconda parte del graphic novel inizia descrivendo la formazione cavalleresca di Roland e di come, con l’aiuto dell’amico Oliver e della sua abilità culinaria, egli si sia guadagnato la fama di eroe uccidendo il gigante Ferragus. La storia di quest’impresa – debitamente corretta e abbellita – diventa oggetto di spettacoli di impronta circense (anche l’elefante Abul-Abaz vi prende parte) che preludono all’inaugurazione di un grande parco tematico, Ro-land, dedicato al suo protagonista. La costruzione del parco rappresenta, in realtà, una manovra diversiva di Ganelon che nel frattempo ha, di fatto, preso il potere. Carlo Magno, indebolito dall’età, dalle ferite di guerra e – come Roland e Oliver avranno modo di scoprire – dall’arsenico somministratogli dall’infido cognato, è da tempo rinchiuso nelle sue stanze, senza che nessuno lo possa incontrare, mentre i Paladini sono stati tutti allontanati da corte. Ogier, Berenger ed Anseis, si sono uniti a una compagnia teatrale e viaggiano attraverso foreste della Piccardia, combattendo ladri e briganti. Ed è proprio dopo aver messo in fuga un gruppo di briganti che il Danese incontra i nipoti Beowulf e Grendel.

Seduti attorno al fuoco, i gemelli parlano della loro storia, ma soprattutto ascoltano il racconto delle imprese di Carlo Magno e dei Paladini che, al suo fianco, avevano per anni reso la Francia un luogo sicuro («Alongside Charlemagne, the Peers kept Francia safe for years»).5 Con tono nostalgico Ogier racconta, infatti, di come, con Roland tra le loro fila, i Paladini fossero diventati invincibili e di come né Sassoni, né Saraceni avessero osato attaccare i confini dell’Impero. Anche re Marsilion pagava regolarmente a Carlo Magno i tributi dovuti: la consegna avveniva una volta all’anno a Roncisvalle. Per anni questo incontro si era svolto in modo del tutto pacifico, tanto che la spedizione a Roncisvalle era divenuta routine e la guerra contro i Saraceni soltanto un ricordo, finché un giorno i Franchi caddero vittima di un’imboscata. Nel combattimento il sovrano venne ferito e sarebbe morto se Roland, incitato dai suoi compagni e mettendo a rischio a sua stessa vita, non avesse suonato il suo corno con tanta forza da far franare le montagne circostanti seppellendo gli assalitori saraceni. Al ritorno ad Aquisgrana i Paladini, in preda allo sconforto per non essere riusciti a impedire la morte dei compagni e il ferimento di Carlo Magno e Roland, non poterono far nulla per contrastare l’ascesa di Ganelon e furono, con l’eccezione di Roland e Oliver, esiliati.

Il mattino successivo la compagnia teatrale con due attori in più – Beowulf e Grendel – si mette in viaggio verso Parigi, dove i gemelli potranno ricevere la migliore educazione cavalleresca dall’arcivescovo Turpin, storico maestro di scherma dei Paladini e ora capo della resistenza contro Ganelon.

All’inizio della terza parte la compagnia teatrale è giunta a Parigi e Ogier si reca, in gran segreto, nella cattedrale per incontrare Turpin. Qui viene accolto da un campanaro gobbo – Pepin – che lo aggiorna sugli sviluppi della situazione politica e lo conduce dall’arcivescovo. Nel frattempo Roland riesce finalmente a ottenere il permesso per una breve visita allo zio che gli appare debolissimo e, soprattutto, completamente ignaro di quanto sta accadendo nel suo regno. Insospettito dal comportamento di Ganelon, si impadronisce del calice usato per somministrare la ‘medicina’ al sovrano e lo consegna a Oliver, chiedendogli di scoprire di quale sostanza si tratti in realtà. Con l’aiuto di un chimico di nome Louis Pasteur, quest’ultimo scoprirà che Ganelon sta avvelenando Carlo Magno. Dopo l’incontro tra Turpin e Ogier i Paladini superstiti si riuniscono ed elaborano una strategia per salvare Carlo Magno e il suo regno.

L’attuazione di questo piano viene descritta nella quarta parte del graphic novel. Mentre i Saraceni di Marsilion si preparano a marciare verso Parigi e Roland è rinchiuso nella Bastiglia insieme al gobbo Pepin e a molti altri simpatizzanti della resistenza, Beowulf prende lezioni di scherma dalla bella Bradamant. Alla notizia della rapida avanzata dei Saraceni, Turpin e Ogier decidono di agire: Grendel libererà Carlo Magno con l’aiuto di Oliver, mentre Bradamant e Beowulf prenderanno Abul-Abaz, l’elefante, che servirà per trasportare il re a Ro-land, nel frattempo gli altri contrasteranno i Saraceni. Sfruttando la confusione provocata dall’arrivo dei Saraceni, Roland e Pepin riescono a evadere dalla Bastiglia e raggiungono Ro-land, dove un debole, ma determinato Carlo Magno organizza la resistenza ricorrendo, tra l’altro, alle Durlindane-giocattolo in dotazione ai negozi del parco divertimenti. La battaglia infuria nel parco, Marsilion e i suoi vengono sopraffatti, Ganelon tenta di fuggire, ma viene raggiunto da Roland che lo accusa di aver ridicolizzato i Paladini. Quando Roland, in preda alla collera, sta per uccidere il patrigno, sopraggiunge Carlo Magno, che lo prega di risparmiare il malvagio per non diventare come lui.

Nell’epilogo Beowulf e Grendel festeggiano la loro nomina a Paladini onorari, Carlo Magno e Turpin discutono della possibilità che Marsilion sferri un nuovo attacco, mentre Roland e Oliver, in Lombardia, incontrano sulla loro strada il gigante Morgante.

4. Il fumetto, la «chanson de geste» e...

In questo secondo volume della serie gli adolescenti Beowulf e Grendel si trovano coinvolti in una vicenda che riprende, rivisitandoli, eventi, personaggi e motivi propri della Chanson de Roland. Tuttavia, come emerge da questo breve resoconto della trama di Kid Beowulf and the Song of Roland e come dichiarato esplicitamente da Fajardo,6 il fumetto non trae ispirazione esclusivamente dalla Chanson de Roland, bensì anche da altre opere aventi per protagonista il paladino carolingio, quali l’Orlando innamorato di Matteo Maria Boiardo e l’Orlando furioso di Ludovico Ariosto. Le tracce più evidenti di questa contaminazione7 di diversi ipotesti si trovano nell’onomastica del fumetto. Accanto a nomi di personaggi che, come Carlo Magno (Charlemagne), Roland, Oliver, Ogier, Turpin, Ganelon e Marsilion, appartengono alla chanson de geste antico-francese, ve ne sono, infatti, altri, quali Bradamant, Renauld, Rodomont e Ferragus, che richiamano l’opera di Boiardo e/o dell’Ariosto. A questi personaggi se ne affiancano altri il cui nome è stato scelto dall’autore per rendere omaggio a figure significative che possano essere ricondotte, anche in modo palesemente anacronistico, alla Francia.8 È questo il caso del chimico e inventore di bevande a cui Oliver si rivolge per scoprire quale sostanza venga somministrata a Carlo Magno, il cui nome – Louis Pasteur – è preso a prestito da quello del microbiologo francese del XIX secolo;9 oppure di Dargaud, il commediografo in forza alla compagnia teatrale cui appartengono Ogier e gli altri Paladini esiliati, il cui nome è, per ammissione dello stesso Fajardo,10 un omaggio alla casa editrice franco-belga dei fumetti di Asterix. Evidentemente ispirata a un noto personaggio della letteratura francese – il campanaro protagonista del romanzo Notre-Dame de Paris di Victor Hugo – è anche la figura del gobbo Pepin, il cui nome richiama, comunque, anche il primogenito di Carlo Magno e Imiltrude, Pipino il Gobbo (769-811).11

Attraverso un abbondante uso di flashback e racconti all’interno del racconto, il fumetto di Fajardo abbraccia un arco temporale ben più ampio rispetto alla sola battaglia di Roncisvalle: dal determinante contributo di Ogier nella vittoria franca presso Rennes al suo ingresso nella cerchia dei Paladini, dall’incontro fortuito tra Roland e Oliver alla loro formazione cavalleresca, dall’uccisione del gigante Ferragus alla costruzione del parco tematico Ro-land, dalla disfatta di Roncisvalle alla messa al bando dei Paladini, fino ad arrivare allo scioglimento finale, in cui, anche grazie al contributo di Beowulf e Grendel, Carlo Magno e i suoi riescono a riportare l’ordine. Motivi trainanti di questa concatenazione di eventi sono, da un lato, l’annosa ostilità tra i Franchi e i Saraceni di Marsilion e, dall’altro, la contrapposizione tra l’imperatore e il cognato Ganelon. Giusto e saggio l’uno, perfido manipolatore l’altro, i due incarnano due concezioni di potere opposte: Carlo Magno è, anche nei momenti di massima debolezza, un costante punto di riferimento, un ‘buon padre’ per il suo popolo e per i Paladini, mentre la scaltrezza opportunistica di Ganelon risulta invisa anche all’alleato Marsilion che lo disprezza per il suo mancato amor di patria e diffida di lui perché chi è capace di tradire il proprio re potrebbe fare lo stesso con i suoi nuovi alleati.12 La superiorità morale di Carlo Magno appare evidente nell’epilogo della vicenda, quando il suo intervento impedisce a Roland di vendicarsi del patrigno uccidendolo e, successivamente, quando, nel corso di una discussione con l’arcivescovo Turpin che lo mette in guardia contro il pericolo di un nuovo attacco saraceno, egli replica sereno che ci saranno sempre pericoli per la Francia, ma che la sua gente, con o senza un re, sarà sempre in grado di difenderla.13

Sebbene non le venga dedicato molto spazio all’interno del fumetto e non coinvolga direttamente i protagonisti Beowulf e Grendel, la rotta di Roncisvalle costituisce una svolta drammatica all’interno della vicenda: pur non costando la vita a Roland, infatti, essa, oltre a determinare l’ascesa al potere di Ganelon, segna profondamente i Paladini, minandone la fiducia nelle proprie possibilità, ma anche animando in loro un forte desiderio di riscatto. Per Roland la convalescenza dalle ferite riportate in Spagna coincide con un certo compiacimento per il proprio ruolo di simbolo della Francia – eco attenuata dell’orgoglio che, nella chanson de geste, porta il paladino a esitare nel suonare il suo Olifante14 – e, conseguentemente, con una passiva accettazione della politica del patrigno che egli ritiene stia agendo per il bene del regno e dei Franchi. Solo l’amico Oliver riuscirà a persuaderlo della necessità di agire. Poco appariscente, ma anche estremamente accorto e riflessivo Oliver è, pur rimanendo sempre nell’ombra, il vero artefice del successo di Roland (è stato lui a scoprire il punto debole del gigante Ferragus), di cui compensa l’ingenuità e l’immaturità. Come Beowulf e Grendel in Kid Beowulf and the Blood-Bound Oath, il Roland del fumetto di Fajardo non è ancora l’eroe dei Pirenei: è prestante e coraggioso, ma ancora molto inesperto e poco consapevole delle proprie possibilità. Da questo punto di vista, egli è un eroe in formazione, un ragazzo ancora bisognoso della guida dell’amico Oliver e dell’unica vera figura paterna che egli riconosca: lo zio Carlo Magno. Un nuovo percorso di crescita e di acquisizione di consapevolezza si intreccia, quindi, a quello – di più ampio respiro – dei due protagonisti della serie.

Anche alcuni degli elementi di attualità inseriti, a scopo didattico, da Fajardo nel primo volume della serie vengono, pur con meno enfasi, riproposti in Kid Beowulf and the Song of Roland. Si tratta di temi che, in maniera più o meno diretta, appartengono alla vita quotidiana dei potenziali lettori del fumetto (bambini a partire dai nove anni di età e adolescenti), quali la paura e l’emarginazione di tutto ciò che è diverso o sconosciuto, ma anche la formazione di nuclei familiari non tradizionali.

All’arrivo ad Aquisgrana Grendel diventa, a causa del suo aspetto fisico, oggetto dapprima di curiosità e poi di attacchi violenti da parte dei cittadini che lo credono una creatura demoniaca.15 Come già nell’antefatto della vicenda, le corna e il corpo di lucertola di Grendel (e, prima di lui, della madre Gertrude) diventano rappresentativi di tutte quelle differenze di colore di pelle, di religione, di abilità fisica o intellettuale o di orientamento sessuale che possono portare una comunità, quale ad esempio quella scolastica, a emarginare o addirittura allontanare un suo membro. Rappresentando questa scena di violenza gratuita ai danni di un innocente, Fajardo ha evidentemente voluto rivolgere un monito ai suoi lettori, affinché, ciascuno nel proprio ambiente, non si comporti in modo analogo ai cittadini di Aquisgrana o, in Kid Beowulf and the Blood-Bound Oath, ai ragazzi danesi che prendevano Grendel a pietrate.

All’opposto, un modello positivo di accettazione dell’altro indipendentemente dal suo aspetto fisico è rappresentato dalla compagnia teatrale di cui fanno parte Ogier e gli altri Paladini in esilio. Qui Beowulf e Grendel vengono accolti con naturalezza ed entusiasmo, senza che nessuno faccia il minimo cenno all’aspetto di Grendel.16 Non a caso, la compagnia teatrale è l’unica vera famiglia rappresentata in questo capitolo del fumetto. Se, nel volume precedente, erano i ‘mostri’ – il Drago, Gertrude e Grendel – gli unici in grado di costituire una famiglia unita e, al di là delle apparenze, normale, la normalità familiare è, qui, rappresentata da un gruppo piuttosto eterogeneo di cavalieri in disgrazia e attori uniti dal comune riconoscimento dell’autorità politica e morale del ‘padre’ Carlo Magno e dalla ferma volontà di restaurarla.

5. Conclusioni

In questo studio mi sono soffermata sul secondo volume della serie di graphic novel Kid Beowulf, cercando di evidenziare come Alexis E. Fajardo attinga alla vicenda e ai personaggi della Chanson de Roland, come aveva già fatto in precedenza con il Beowulf, per presentare la prima fase del comune percorso di crescita e formazione dei gemelli Beowulf e Grendel che, al termine di una serie di avventure vissute sullo sfondo dei grandi poemi e dei classici della letteratura mondiale, li dovrebbe portare allo scontro descritto nel poema anglosassone. Scopo dell’autore è, evidentemente, quello di far appassionare un pubblico di bambini e adolescenti alle vicende dei protagonisti, avvicinandoli, nel contempo, ad alcuni dei capisaldi della letteratura mondiale. Quest’operazione viene, ancora una volta, condotta con garbo e intelligenza, anche grazie al prologo, anteposto alla narrazione vera e propria, in cui viene sinteticamente presentato il contenuto delle opere letterarie oggetto di riscrittura, in questo caso della Chanson de Roland.

Nel caso di Kid Beowulf and the Song of Roland l’argomento della chanson de geste – la rotta di Roncisvalle – viene inserito, in forma attenuata, all’interno di un contesto cronologico più ampio che comprende, tra l’altro, l’ingresso di Ogier il Danese nella cerchia dei Paladini carolingi, la nascita dell’amicizia tra Roland e Oliver, la loro formazione cavalleresca e la diffusione della fama eroica di Roland. Sullo sfondo di questi eventi si muove, accanto ai personaggi della chanson de geste, una serie di figure tratte dalle opere di Boiardo e dell’Ariosto, ma anche più liberamente ispirate alla letteratura, alla cultura o alla storia francese. Queste pillole di Francia distribuite nel corso della narrazione in modo talvolta chiaramente anacronistico (si pensi, ad esempio, al chimico Louis Pasteur che analizza il calice di Carlo Magno per conto di Oliver) contribuiscono a creare una rete di allusioni colte atte a suscitare ilarità in un pubblico di adulti e, previa spiegazione, bambini. Come già era avvenuto nel primo graphic novel della serie, estremamente interessante è l’approfondimento psicologico relativo ai personaggi dell’epica francese e, in particolare, al protagonista Roland: pur possedendo in nuce tutte le potenzialità per diventare il più importante e famoso dei Paladini carolingi, l’eroe di mille battaglie, ma anche il primo responsabile del tragico esito dell’agguato di Roncisvalle, il Roland disegnato da Fajardo è ancora inesperto e facilmente influenzabile. Per questo motivo egli ha, non diversamente da Beowulf e Grendel, iniziato un percorso di crescita che lo porterà ad avere piena coscienza di sé, delle proprie virtù e dei propri difetti e, non da ultimo, del proprio ruolo nel mondo.

Sebbene le vicende del ciclo carolingio siano cronologicamente molto lontane, Kid Beowulf and the Song of Roland contiene, come già il volume precedente, una serie di messaggi educativi di assoluta utilità, mostrando nel comportamento di alcuni personaggi, esempi antitetici di come approcciarsi al diverso (gli abitanti di Aquisgrana vs. la compagnia teatrale nei confronti di Grendel) o di come costruire legami familiari basati su avidità e interesse (Ganelon) o su affetto e valori comuni (Carlo Magno e i Paladini prima, la compagnia teatrale poi).

Tutti questi elementi contribuiscono a rendere Kid Beowulf and the Song of Roland non solo un utile strumento didattico per un primo approccio alla Chanson de Roland e al ciclo carolingio, ma anche un testo vivace e ironico che costituisce una lettura estremamente gradevole per un pubblico di ragazzi, ma non solo.

Bibliografia e sitografia

A. E. FAJARDO, Kid Beowulf and the Blood-Bound Oath, Portland, Bowler Hat, 2008.
A. E. FAJARDO, Kid Beowulf and the Song of Roland, Portland, Bowler Hat, 2010.
A. E. FAJARDO, Kid Beowulf and the Rise of El Cid, Santa Rosa, Kid Beowulf Comics, 2013.
A. E. FAJARDO, The Kid Beowulf Eddas. Shild and the Dragon, San Bernardino, Kid Beowulf Comics, 2014.
A. E. FAJARDO – K. MONNIN, The Kid Beowulf Reader. A Handbook for teaching, reading, and enjoying the first trilogy, San Bernardino, Kid Beowulf Comics, 2014.
G. GENETTE, Palinsesti. La letteratura al secondo grado, Torino, Einaudi, 1997.
W. STEINSIECK (ed.), Das altfranzösiche Rolandslied. Zweisprachig, Stuttgart, Reclam, 1999.
www.kidbeowulf.com (ultima consultazione 2 ottobre 2015).



Note

↑ 1 Cfr. Fajardo - Moninn, 2014, p. 47.

↑ 2 Cfr. Fajardo, 2008, pp. 35-38.

↑ 3 Cfr. Genette, 1997, p. 359 sg.

↑ 4 Fajardo, 2008, p. 70.

↑ 5 Fajardo, 2010, p. 103.

↑ 6 Cfr. Fajardo - Monnin, 2014, p. 156.

↑ 7 Cfr. Genette, 1997, pp. 312 sg.

↑ 8 Un analogo anacronistico richiamo ad un’immagine stereotipica della storia francese è rappresentato dall’identificazione del luogo di carcerazione di Roland con la Bastiglia, la fortezza simbolo della Rivoluzione francese, costruita solo nel XIV secolo per volontà di Carlo V.

↑ 9 Cfr. Fajardo-Monnin, 2014, p. 120.

↑ 10 Cfr. Fajardo-Monnin, 2014, p. 125.

↑ 11 Cfr. Fajardo-Monnin, 2014, p. 128.

↑ 12 Fajardo, 2010, p. 86: «MARSILION: Take heed Rogero – There goes a man who loves not his country, his king, nor himself – just the glint of Saracen gold. ROGERO: But what does that matter as long as he gets you what you want? MARSILION: Trust me it matters. Ganelon betrayed his own king for a taste of power. He could do the same to us.»

↑ 13 Fajardo, 2010, p. 241: «TURPIN: I’m sorry, my Lord, but I just don’t agree with you...Letting Ganelon live is a mistake... Letting the Saracens go is a worse mistake! CHARLEMAGNE: I will not allow wholesale slaughter, Turpin, however egregious the crime. Ganelon can rot in his cell and I am content with that... The Saracens are free to return to Hispania. TURPIN: Marsilion will only attack us again! He’s said so himself! CHARLEMAGNE: Then we will beat him back again. This was not the first time Francia was invaded – It will certainly not be the last. TURPIN: You aren’t worried, my Lord? Your peers can only do so much! CHARLEMAGNE: Then we’ll just have to expand their ranks! Let’s start with an even dozen! TURPIN: With all the due respect, my king, you’re being much too cavalier! We’re talking about the fate of the country! CHARLEMAGNE: My dear arcibishop Turpin, Francia will always fight, now or a hundred years from now, with a king or without one... Her people are her peers, and better defenders she could not have!».

↑ 14 Cfr. Steinsieck, 1999, p. 86.

↑ 15 Cfr. Fajardo, 2010, pp. 35 sg.

↑ 16 Cfr. Fajardo, 2010, pp. 117 sg.

 

Dipartimento di Lingue e Culture Moderne - Università di Genova
Open Access Journal - ISSN 1824-7482