Publifarum n° 33 - Terminologia e Traduzione

La terminologia medica: l’esempio della cardiologia. Un confronto fra tedesco e italiano

Anastasia DI NUNZIO



Abstract

Italiano  | Inglese 

Oggetto del presente contributo è un’analisi della lingua medica in quanto lingua speciale e, in particolare, della lingua della cardiologia attraverso uno studio comparativo-contrastivo tra la lingua italiana e la lingua tedesca. Particolare attenzione è stata rivolta alla lingua tedesca attraverso la costruzione di un corpus costituito da un manuale di cardiologia e da diverse linee guida nazionali per la diagnosi e la terapia di patologie cardiache e analizzato in primis da un punto di vista quantitativo attraverso il software AntConc e poi da un punto di vista qualitativo. In merito a quest’ultimo aspetto verranno presentate le peculiarità emerse in relazione alla morfologia dei termini e al processo della rideterminazione semantica.

1. Le lingue speciali e la lingua medica

La lingua comune e le lingue speciali sono legate tra loro da un rapporto profondo e bidirezionale (CORTELAZZO 1994: 24) caratterizzato da un continuo scambio lessicale:

unsere Sprache kann man ansehen als eine alte Stadt: Ein Gewinkel von Gässchen und Plätzen, alten und neuen Häusern, und Häusern mit Zubauten aus verschiedenen Zeiten; und dies umgeben von einer Menge neuer Vororte mit geraden und regelmäßigen Straßen und mit einförmigen Häusern (WITTGENSTEIN 2001: PU18).

L’osservazione di Wittgenstein è alla base della riflessione di questo lavoro: secondo il filosofo, come all’interno di una città non esiste una vera e propria separazione netta tra il centro (la lingua comune) e la periferia (le lingue speciali), allo stesso modo non esiste un vero confine tra la lingua comune e la lingua speciale. Le parole della quotidianità entrano a far parte della lingua speciale e il continuo progresso della scienza e della tecnica, come pure il loro ingresso nella vita di tutti i giorni, fanno sì che termini specialistici penetrino incessantemente nella lingua comune (CORTELAZZO 1994: 24-25).

L’obiettivo di questo lavoro è analizzare le soluzioni morfologiche, sintattiche e testuali (SERIANNI 2003: 82) di una lingua speciale, in questo caso la lingua della cardiologia, e di come le due lingue interagiscano tra loro. A tale scopo si ritiene necessario, prima di procedere alla presentazione del corpus e delle osservazioni emerse, richiamare brevemente alcuni dei tratti distintivi di una lingua speciale come la lingua medica, focalizzando l’attenzione a livello stilistico, morfosintattico e terminologico.

Una delle prime caratteristiche di un testo settoriale è la forte presenza di sostantivi tanto che, come fa notare CORTELAZZO (1994: 17), «il tratto sintattico più rilevante delle lingue speciali, e in particolar modo delle lingue tecnico-scientifiche, è il depotenziamento del ruolo del verbo e il corrispondente potenziamento del ruolo del nome». I sostantivi costituiscono il 44% delle forme grammaticali nei testi specialistici, mentre nella lingua comune questa percentuale si attesta al 28%. Se insieme ai sostantivi si prendono in considerazione anche gli aggettivi si raggiunge addirittura il 60% (SAGER, DUNGWORTH e MCDONALD 1980: 234).

Altra caratteristica comune a tutti i testi specialistici è la tendenza alla forte nominalizzazione e i testi della lingua medica non fanno eccezione: risultano infatti percorsi nella loro estensione dalla cosiddetta “condensazione sintattica”, che permette l’eliminazione del rapporto di coordinazione e subordinazione «dando luogo alla semplice giustapposizione di sostantivi privi di legami preposizionali e determinando strutture formalmente uguali ma semanticamente molto diverse» (PUATO 2008: 33). La preferenza per lo stile nominale è da attribuire anche al fatto che il testo deve essere caratterizzato dalla massima oggettività e astrazione: questo è reso possibile solo dalla nominalizzazione perché essa è in grado di collocare il messaggio su un piano generale.

A livello morfosintattico, si può notare un numero maggiore di costruzioni passive e impersonali rispetto a quelle attive: la percentuale delle prime si attesta al 27% circa in questo genere testuale, contro il 2-3% della prosa letteraria (PUATO 2008: 39); questi dati sono tuttavia relativi poiché variano chiaramente da lingua a lingua: nel caso del tedesco, ad esempio, si riscontra un maggiore uso del passivo rispetto all’italiano; ma se si mettono a confronto un testo inglese e uno tedesco, il primo prevarrà nettamente sul secondo. Per quanto riguarda il tedesco, le forme passive hanno una percentuale del 12% nei testi specialistici rispetto al 2% nei testi della lingua comune (FLUCK 1996: 73).

Infine è da rilevare nella lingua medica l’uso frequente di anglicismi: essendo la lingua inglese ritenuta la lingua di comunicazione della comunità scientifica internazionale che permette a tutti gli studiosi non anglofoni di immettere le loro pubblicazioni nel circuito scientifico internazionale, il ricorso a termini inglesi è piuttosto ovvio. Inoltre, questo ruolo primario della lingua inglese nella letteratura scientifica è da ricondurre anche al ruolo d’avanguardia che riveste la ricerca medica statunitense. La lingua tedesca è abbastanza permeabile alla penetrazione di anglicismi, e anche l’italiano sembra assorbirli con molta facilità.

2. Tecnicismi specifici e collaterali

Esiste un tratto comune a tutte le lingue speciali, ma che nei testi medici spicca notevolmente rispetto agli altri ed è la presenza di tecnicismi. Questi, in quanto termini che rispecchiano le nozioni proprie di ciascuna disciplina, rendono viva la distinzione tra la lingua comune e una lingua speciale.

I tecnicismi si classificano in tecnicismi specifici (in seguito TS) e tecnicismi collaterali (in seguito TC). I primi rientrano nel «lessico caratteristico, in parte esclusivo e impenetrabile per i profani, che indica concetti, nozioni, strumenti tipici di quel particolare settore» (SERIANNI 2003: 81) e sono caratterizzati da un alto tasso di univocità; gli altri, invece, sono «termini ugualmente caratteristici di un certo ambito settoriale che però non sono legati a effettive esigenze comunicative, bensì all’opportunità di adoperare un registro più elevato, distinto dal linguaggio comune» (SERIANNI 2003: 82). La differenza fondamentale tra i due tipi di tecnicismi è che i TS sono indispensabili alle esigenze terminologiche di una determinata lingua speciale, mentre i TC potrebbero essere sostituiti, senza per questo perdere in esattezza. A tal proposito, particolarmente degna di nota è la metafora proposta da SERIANNI (2005: 128):

[s]i potrebbe dire che, rispetto ai tecnicismi specifici, i TC svolgono una funzione simile a quella che, in anatomia, il tessuto connettivo svolge rispetto ai singoli organi: funzione di riempimento degli interstizi tra organo e organo, ma anche di sostegno, di protezione, di veicolo di nutrimento.

La metafora di Serianni permette di capire anche che la lingua medica, così come ogni altra lingua speciale, non può basarsi solo su termini altamente specialistici, ma deve essere costruita anche su una rete di termini meno tecnici.

Un’ulteriore differenza che intercorre tra le due categorie di tecnicismi è che il TS è contrassegnato da una tendenziale stabilità, mentre il TC è legato a esigenze di registro stilistico e presenta dunque un certo margine di oscillazione. In lingua tedesca si registra una caratteristica che interessa in parte anche la lingua italiana: una particolare forma di influenza dal greco e dal latino che ha portato alla creazione di calchi, principalmente di tipo morfologico, in cui sono presenti elementi lessicali di origine germanica.

Il tedesco fornisce per molti termini due coniazioni, una di chiara origine dotta e l’altra basata su elementi lessicali di origine germanica. Ciò è accaduto perché nelle lingue germaniche i termini dotti risultano poco trasparenti. A tal proposito PUATO (2012: 133) rileva che «per un parlante tedesco, infatti, la terminologia di derivazione classica risulta scarsamente trasparente e pertanto nel tempo si è sentita la necessità di operare una volgarizzazione del lessico scientifico, anche per agevolare la comunicazione tra esperto e profano». È nato così una sorta di “bilinguismo specialistico” che potrebbe essere meglio definito come una «diglossia tecnica» (PUATO 2012: 133), che vede una preferenza per i termini dotti di origine greca e latina tra gli specialisti (e dunque nella lingua medica) e per i termini germanici nella lingua comune.

Di seguito alcuni esempi che illustrano questo fenomeno:

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In italiano si registra un’assenza parziale di questo registro medio e la lingua medica risulta quindi più “oscura” e contribuisce alla distanza che si genera molto spesso tra il medico e il paziente.

Vi sono, inoltre, diversi esempi di prestiti dal latino che in lingua tedesca non sono stati adattati:

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3. Le caratteristiche del corpus

Ai fini del presente lavoro è stato creato un corpus ad hoc costituito dal testo Handbuch Kardiologie 2017 edito da Springer Medizin e da una serie di linee guida nazionali per la diagnosi e la terapia di diverse patologie cardiache, pubblicate a cura della Deutsche Gesellschaftfür Kardiologie tra il 2006 e il 2017 e adottate in Germania in seguito alle indicazioni della European Society of Cardiology (per un elenco puntuale delle linee guida si rimanda alla bibliografia).

Il corpus è composto da 369.809 parole e può essere descritto sulla base dei criteri proposti da ADAMZIK (1998) per analizzare le dimensioni dei linguaggi settoriali:

als Dimensionen dürften dabei mindestens die folgenden Faktoren in Rechnung gestellt werden: Inhaltsdimension im Sinne des Ausmaßes, in dem Experten beteiligt sind; funktionale Dimension; situative Dimension; am Wichtigsten ist dabei zweifellos die Inhaltsdimension, die jedoch auch besondere Probleme aufwirft, da man bekanntlich im Prinzip über jeden Gegenstand auch in der „Gemeinsprache“ kommunizieren kann (ADAMZIK 1998: 184).

Tenendo conto delle caratteristiche illustrate sopra, si possono individuare nel corpus selezionato per questo lavoro le seguenti dimensioni:

  1. Inhaltsdimension: patologie, terapie e dati clinici relativi alla cardiologia.
  2. Dimension der Kommunikatoren im Sinne des Ausmaßes, in dem Experten beteiligt sind: destinatari del manuale e delle linee guida sono gli esperti e i professionisti del settore, così come lo sono gli emittenti; si può quindi parlare di una comunicazione da esperti a esperti.
  3. Funktionale Dimension: lo scopo dei testi è di tipo informativo perché gli autori informano la comunità scientifica germanofona in merito ai più recenti studi in materia di cardiologia.
  4. Situative Dimension: la tipologia testuale che compone il corpus è, da un lato, quella del manuale scientifico, in «una situazione scritta, quindi non interattiva, in cui gli emittenti informano i destinatari sul referente» (MESSINA 2010: 7), dall’altro, quella delle linee guida, ovvero raccomandazioni per il comportamento clinico rivolte a professionisti.

Dal punto di vista quantitativo il corpus è stato analizzato attraverso il software AntConc, una «freeware, multi-platform application» (ANTHONY 2005: 729) ampiamente utilizzata sia in linguistica sia nella linguistica dei corpora (INKPEN et al. 2016: 148).

La successiva analisi qualitativa ha riguardato diversi aspetti, tuttavia in questo contributo si è deciso di concentrarsi solo sul lessico di cui verranno messi in evidenza due aspetti: il processo di formazione delle parole e il fenomeno della rideterminazione semantica.

4. I termini: derivati e composti

CORTELAZZO (2011) osserva che «la forma più produttiva di creazione di termini e di altri elementi del lessico scientifico è costituita dalle neoformazioni per derivazione o per composizione»; la lingua di questo corpus sembra confermare tale tendenza. Dai termini estratti, infatti, emerge che il 20% dei termini è formato per derivazione, ovvero attraverso la combinazione di un elemento libero e un prefisso o un suffisso, e che il 62% dei termini è rappresentato dai composti, vale a dire due elementi liberi combinati insieme.

Meccanismo vitale e vivace nella formazione delle parole della medicina, sia nella lingua italiana sia in quella tedesca, è la composizione attraverso termini di origine greca o latina (PUATO 2008: 69, GUALDO e TELVE 2011: 287-288) caratterizzata dall’ampia varietà nella combinazione delle singole parti. Il modello a cui si guarda è quello del greco antico, ma anche delle componenti latine perché forniscono maggiore stabilità semantica e una maggiore elasticità di composizione e scomposizione:

[n]umerosi in quasi tutti i LSP, naturalmente con le debite differenze, i composti neoclassici sono particolarmente apprezzati perché la facilità delle operazioni di montaggio e smontaggio dei componenti e la relativa stabilità formale sembrano riflettere al meglio «l’immagine di una razionalità denominativa» (DARDANO 2005: 205) che è sempre stato uno degli obiettivi primari delle nomenclature scientifiche (GUALDO e TELVE 2011: 102).

In merito alla composizione, soprattutto se la si considera come sistema di arricchimento lessicale, si registra un comportamento molto diverso tra la lingua italiana e la lingua tedesca. L’italiano ha una capacità limitata di creare composti e, qualora fosse necessario ricorrervi, preferirebbe composti di origine greco-latina poiché è una lingua che lavora maggiormente sulla derivazione; in tedesco, invece, si assiste alla fusione di due o addirittura più lessemi in un unico termine. Va ricordato, del resto, che uno dei tratti linguistici peculiari della lingua tedesca è proprio la composizione.

Analizzando il processo della composizione, è importante distinguere in primis i composti occasionali e i composti usuali. Come sottolinea DI MEOLA (2004: 69):

[t]utti i composti hanno iniziato la loro vita come composti occasionali. La grande maggioranza di questi occasionalismi viene coniata sulla necessità del momento, per poi scomparire immediatamente. Alcuni composti però diventano usuali: entrano stabilmente nell’uso e non vengono più percepiti come una giustapposizione di parole autonome.

È possibile, inoltre, classificare i composti in determinativi e copulativi. I primi sono caratterizzati da una gerarchia tra i due elementi che li costituiscono: l’elemento principale, detto “testa” o “determinato”, esprime il significato fondamentale, mentre l’elemento secondario, detto “modificatore” o “determinante”, specifica attraverso informazioni supplementari il significato espresso dalla testa. In tedesco l’ordine degli elementi che costituiscono il composto è modificatore + testa, dove quest’ultima rappresenta «l’elemento grammaticalmente portante» (DI MEOLA 2004: 70) poiché ne determina il genere e il numero; in italiano l’ordine dei due elementi è invertito.

La relazione gerarchica che caratterizza, a livello semantico, i composti determinativi non è presente nei composti copulativi dove l’ordine degli elementi non è fisso, sebbene in alcuni sia diventato ormai convenzionale.

Infine, è possibile classificare i composti sulla base della loro tipologia categoriale:

[i] composti nominali hanno come testa un sostantivo/nome (N), i composti verbali un verbo (V), i composti aggettivali un aggettivo (A) e, infine, i composti avverbiali un avverbio (AV). Il tipo più frequente è dato dai composti nominali, meno diffusi quelli verbali e aggettivali, rari quelli avverbiali (DI MEOLA 2004: 71).

Quando ci si trova di fronte a una traduzione dal tedesco all’italiano di questi composti, una delle strategie più seguite è l’applicazione del modello N + A, ovvero un’aggettivazione italiana del modificatore nominale tedesco (ROSS 2004: 117). Questo metodo traduttivo è preferito alla grammaticalizzazione del rapporto testa/modificatore sottoforma di N + prep + N e alla giustapposizione (PUATO 2008: 72).

Di seguito alcuni esempi che riguardano entrambe le casistiche:

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Come detto in precedenza, oltre che attraverso la composizione, le parole possono formarsi attraverso il processo della derivazione, caratterizzata dalla presenza di affissi (prefissi e suffissi); a seconda del processo, si parlerà di prefissazione e suffissazione.

Nella lingua medica prefissi e suffissi ricorrono molto frequentemente: in particolare questi ultimi spesso indicano un determinato tipo di processo patologico a carico dell’organo o del tessuto che è indicato dalla radice. Ogni suffisso è dotato di un significato semanticamente preciso.

I tre suffissi per eccellenza della lingua medica sono –ite (per indicare quasi sempre un processo infiammatorio), –osi (per un processo regressivo-degenerativo) e –oma (suffisso tipico delle neoplasie). In tedesco, a questi suffissi corrispondono –itis, –ose e –om. A tal proposito, possono essere utili i seguenti esempi:

- dermatite (Dermatitis): malattia della pelle caratterizzata dalla presenza di un processo infiammatorio acuto o cronico che ha sede nel derma;1

- sclerosi (Sklerose): termine impiegato in patologia per indicare l’aumento di consistenza di un organo, o di una struttura anatomica, dovuto ad un abnorme aumento della quota di tessuto connettivo in essa presente;2

- sarcoma (Sarkom): tumore maligno originato da tessuti non epiteliali di derivazione mesodermica.3

Altri suffissi frequenti sono, in tedesco, -in, -ie, -ase. Si vedano i seguenti esempio:

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In merito ai prefissi, la maggior parte dei quali di origine greca, il tedesco e l’italiano condividono numerosi casi di equivalenza totale sul piano del significato con minime differenze ortografiche: si tratta di ipo-/hypo- (sotto), mega- (grande), poli-/poly- (molto), retro- (indietro), sin-/syn- (con).

La grande presenza di una componente classica, come emerge dagli esempi riportati sopra, in numerose terminologie scientifiche può essere ricondotta

[...] da una parte a motivi di carattere storico, avendo molte scienze la loro origine nel mondo antico, ma ancor di più a motivi linguistici, dato che i processi di formazione delle parole delle lingue classiche risultano particolarmente idonei a soddisfare i bisogni di descrittività, concisione e chiarezza caratteristici del lessico specialistico (PUATO 2012: 132).

Ci sono anche esempi di non corrispondenza tra le due lingue: nel caso di intra- ed endo-, ad esempio, entrambi indicano “all’interno, dentro”, ma se intramuskulär si traduce con intramuscolare, intravenös corrisponde invece a endovenoso.

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Nella lingua medica ricorrono spesso anche composti con confissi tipici quali vaso-, emo- (hämo-), immuno-, beta- (β-):

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Di seguito vengono presentati alcuni derivati e alcuni composti identificati nel corpus, nei quali sono immediatamente visibili le caratteristiche della formazione delle parole illustrate in precedenza, come ad esempio l’uso di prefissi quali a- (a indicare una mancanza) intra- ed endo- (a indicare “all’interno, dentro”), dys- (a indicare un’alterazione della normalità), de- (a indicare un’assenza), extra- (“all’esterno”), hypo- (“al di sotto”), sub- (“sotto”), trans- (“attraverso”) e l’uso di suffissi come -om (suffisso tipico delle neoplasie), -ose (per processi regressivo-degenerativo), itis (per processi infiammatori) (STEGER 2016: 63-73). Nelle parole composte si potrà notare, invece, la distinzione fra composti nominali, verbali e aggettivali e la relazione gerarchica che intercorre fra l’elemento principale, detto “testa”, e l’elemento secondario, detto “modificatore” (DI MEOLA 2004: 70-71).

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5. La rideterminazione semantica

Nella lingua settoriale non è raro trovare parole o espressioni appartenenti alla lingua comune, ma che nella lingua settoriale hanno assunto un significato specifico (DUBUC 1992: 26). Si tratta del fenomeno della rideterminazione semantica (CORTELAZZO 1994, APRILE 2005, BERTACCINI, LECCI e BONO 2008): «si usano parole che sono già della lingua comune ma le si specializza attraverso una rideterminazione semantica, cioè attraverso l’acquisizione di un nuovo significato, proprio di quel settore» (APRILE 2005: 52). La parola rideterminata semanticamente diventa così un termine specialistico che può appartenere anche a diversi settori ma «in ciascun settore avrà il suo significato specifico, senza che siano possibili ambiguità o confusioni da parte di chi recepisce la parola» (APRILE 2005: 53).

Questo fenomeno è denominato anche terminologizzazione, a indicare proprio «il processo per cui una parola o un’espressione di uso generale o comune viene trasformato in un termine che designa un concetto particolare in un linguaggio speciale» (BERTACCINI, LECCI e BONO 2008: 49).

Di seguito sono presentate alcune delle parole estratte dal corpus che hanno subìto il fenomeno della rideterminazione semantica a dimostrazione che «nelle scienze una parola o un’espressione della lingua comune o di un’altra lingua speciale può essere utilizzata come punto di partenza per la creazione di un termine che designa un nuovo concetto in una determinata disciplina o un suo sottosettore (MUSACCHIO 2004: 220).

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Alla luce del paragone formulato da WITTGENSTEIN (2001: PU18) che vede la lingua come una città, quanto sopra dimostra che non solo vi è uno scambio continuo tra lingua comune e lingua speciale, ma anche che il confine tra le diverse microlingue è chiaramente molto sottile, soprattutto in virtù del fatto che uno dei tratti peculiari della lingua medica, come del resto delle altre lingue speciali, è la sua infrasettorialità: sussiste, infatti, un continuo scambio reciproco di tecnicismi specifici da una lingua speciale all’altra e dalla lingua comune a una lingua speciale. La lingua della cardiologia non fa eccezione.

6. Conclusione

Attraverso la creazione di un corpus in lingua tedesca è stato possibile effettuare un’analisi quantitativa (supportata da software) e successivamente un’analisi qualitativa dei termini che appartengono al sottodominio della cardiologia e così verificare come tale microlingua condivida con la lingua medica tutte le caratteristiche che contraddistinguono questa lingua speciale, quali ad esempio la tendenza a una forte nominalizzazione, la florida ricchezza terminologica, il frequente ricorso ad anglicismi, la maggiore presenza di costruzioni passive e impersonali rispetto a quelle attive e, nel caso della lingua tedesca, l’esistenza della cosiddetta “diglossia tecnica”.

All’interno del lavoro si è scelto di focalizzare l’attenzione su due aspetti principali: da un lato la morfologia dei termini, soprattutto dei tecnicismi specifici, dall’altro il fenomeno della rideterminazione semantica intesa sia come passaggio di una parola dalla lingua comune alla lingua specialistica, sia come passaggio tra due diversi settori specialistici.

Per quanto riguarda il primo aspetto, sono emerse la vitalità e la vivacità della composizione come meccanismo di formazione delle parole nella lingua tedesca ed è stata messa in rilievo la classificazione tra composti determinativi e copulativi. L’attenzione si è poi spostata sul processo della derivazione, presentando alcuni termini presenti nel corpus ed evidenziandone prefissi e suffissi. In merito al secondo aspetto, invece, sono stati riportati alcuni esempi di parole che hanno subìto una rideterminazione semantica a dimostrazione che non solo il confine tra lingua comune e lingua speciale, ma anche quello tra microlingue, non è sempre netto e determinato.

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Note

↑ 1 http://www.corriere.it/salute/dizionario/dermatite/index.shtml (31/10/2019).

↑ 2 http://www.corriere.it/salute/dizionario/sclerosi/index.shtml (31/10/2019).

↑ 3 http://www.corriere.it/salute/dizionario/sarcoma/index.shtml (31/10/2019).

↑ 4 Tutte le definizioni qui presentate sono tratte dal dizionario online Duden https://www.duden.de/ (per la lingua tedesca) e dal dizionario online Treccani http://www.treccani.it/ (per la lingua italiana) (16/05/2020).

 

Dipartimento di Lingue e Culture Moderne - Università di Genova
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