Saïgon, un laboratorio di creolizzazione scenica
Lingua, memoria e lacrime nel teatro di Caroline Guiela Nguyen
DOI:
https://doi.org/10.15167/1824-7482/pbfrm2026.1.2783Parole chiave:
Saïgon, Caroline Guiela Nguyen, Creolizzazione scenica, Multilinguismo, Melodramma, Autofinzione collettivaAbstract
Il presente contributo prende in esame Saïgon, spettacolo di Caroline Guiela Nguyen e della compagnia Les Hommes Approximatifs, presentato al 71° Festival di Avignone nel 2017. Regista di origini vietnamite, Nguyen intreccia sulla scena memorie private e racconto della Storia, interrogando le traiettorie dell’esilio, le ferite del passato coloniale e, più in generale, i processi di costruzione dell’identità, della società e della cultura. L’articolo propone di leggere Saïgon come un laboratorio di creolizzazione scenica, in cui lingua, memoria ed emozione concorrono a riconfigurare l’esperienza postcoloniale. Il ristorante vietnamita, unico spazio dell’azione, è interpretato come un archivio affettivo in cui la storia coloniale, la separazione e il ritorno si riattivano attraverso narrazioni frammentarie e memorie incarnate. Il melodramma e le lacrime, lungi dall’essere semplici effetti emotivi, assumono la funzione di veri e propri dispositivi di trasmissione del trauma storico in forma sensibile, capace di eccedere il registro puramente discorsivo. L’analisi si sofferma inoltre sul metodo di creazione di Nguyen, fondato su un lungo lavoro di immersione, di ascolto testimoniale e di trasformazione dei materiali biografici in finzione condivisa. Saïgon emerge così come uno spazio di rischio e di relazione, in cui opacità, traduzione ed eccesso emotivo concorrono a generare nuove comunità teatrali e inedite forme di memoria collettiva.
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